• 8 settembre

    Sono del 1988. Ma mi chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita se fossi nato nel ’28. Se durante l’infanzia fossi cresciuto nell’Opera Nazionale Balilla, se avessi ricevuto una rigida educazione di stampo gerarchico e militare, se avessi respirato per anni la martellante propaganda di regime; chissà, forse anch’io sarei stato fascista.

    Forse non avrei avuto la capacità di leggere quella realtà in maniera diversa da come mi veniva raccontata. Forse i miei occhi non sarebbero stati in grado di vedere la soppressione delle libertà, la violenza, l’assurdità delle leggi razziali o della guerra.

    E cosa avrei fatto, l’8 settembre di 70 anni fa? Nel momento in cui il ventennio fascista si dissolveva, migliaia di soldati italiani venivano abbandonati a loro stessi e tanti altri coetanei sceglievano la strada della Repubblica di Salò o della Resistenza.

    Se è vero che le scelte di ognuno vennero condizionate anche dall’aria, dall’educazione di cui parlavo prima, sento di dover ringraziare ogni giorno quanti, con coraggio, nausea, incoscienza, ebbero la capacità di immaginare un futuro da uomini liberi. E sacrificarono la loro vita perché quella libertà arrivasse fino a me.