• Alloggi sociali: non sia solo un’arma elettorale

    Immagine “”Umbria, La Dogana, Tuoro sul Trasimeno (Perugia), Agriturismo (appartamento)” di Toprural” da Flick.com


    Da l’Eco di Bergamo del 29 luglio 2015, pagine 14 e 15:

    Il Pd avverte: non sia solo un’arma elettorale

    A seguire passo passo la Riforma della casa ci sono i due consiglieri orobici presenti nella V Commissione permanente «Territorio e infrastrutture» della Regione, Jacopo Scandella del Partito democratico e Roberto Anelli, della Lega Nord. Entrambi condividono la necessità, a fronte dell’emergenza abitativa in corso, di arrivare al più presto a un testo unico, ma ovviamente le posizioni politiche sono differenti, con il Carroccio intenzionato a portare avanti le «quote» e il Pd che punta il dito contro «Milanocentrismo» e mosse elettorali in vista delle amministrative del prossimo anno. Il Partito democratico, a fronte dei tre documenti al momento sul tavolo della Regione, la bozza del progetto di legge della Giunta, la proposta del Nuovo Centrodestra e quella della Lega Nord, fa sapere di aver l’intenzione di presentare degli emendamenti proprio per evitare ulteriori rallentamenti nel processo della riforma. «Negli anni scorsi – commenta il consigliere regionale Scandella – si è pensato che il problema della casa non fosse così rilevante, ora con la crisi economica è tornato ad essere importante, non solo per la fascia povera o poverissima, ma anche persone giovani, che non hanno possibilità di entrare nell’edilizia residenziale». Da qui la revisione della Legge 27 che per il Pd presenta ancora delle criticità: «Non è ancora chiaro come tenere finanziariamente in equilibrio il sistema. In particolare per quanto riguarda la gestione degli immobili, perché i soggetti del privato sociale si rendono disponibili a entrare nel sistema dell’edilizia sociale, però si presenteranno costi sia per il mantenimento degli edifici e del funzionamento». Il Partito democratico per questa ragione sostiene il mantenimento di figure quali i portieri sociali, «per far sì che quelle persone che andranno a inserirsi negli immobili siano coadiuvati nella gestione». L’altra criticità, sempre secondo il Pd, è «il Milanocentrismo, il rischio che si corre è di immaginare la riforma come l’occasione per mettere la bandiera su Milano, dove c’è il grosso del problema, ma come avviene anche in altre province, ad esempio a Bergamo. Non vogliamo una legge che sia un’arma elettorale, viste le amministrative a Milano dell’anno prossimo, ma una riforma vera e propria per un’emergenza oramai irrimandabile». La Lega Nord ha steso un proprio testo, come spiega il consigliere Roberto Anelli: «La nostra idea riguarda in particolar modo l’assegnazione delle case, attualmente il meccanismo prevede un unico bando dove entrano tutti i richiedenti, noi abbiamo proposto di suddividere in percentuali. Cioè il 35% degli immobili devono andare agli anziani, il 15% agli italiani, il 15% agli stranieri, il 15% a categorie disagiate e forze dell’ordine e il 20% alle giovani coppie». Requisito indispensabile per il Carroccio è che i richiedenti «abbiamo la residenza nella Regione Lombardia da almeno 10 anni, questo per evitare che continui quello che si sta verificando ora. Cioè una discriminazione inversa dove gli anziani, pur avendo un reddito basso, rispetto ad alcun parametri, non riescono a entrare nelle case popolari perché superati dagli extracomunitari. Da qui l’idea di sostituire il bando unico con più bandi che non escluderanno quindi gli anziani stranieri». Altro tema a cuore della Lega Nord è finanziario: «Per quanto riguarda gli immobili – conclude Anelli – prima di tutto bisogna trovare il privato che metta a disposizione appartamenti a canone moderato. Ma se si presume che subentri la Regione per il delta economico che manca, ho grandi dubbi che si possa fare, perché sta già mettendo a disposizione coperture per gli affitti onerosi».