• Autonomia regionale: il dibattito in direzione regionale

    Ieri in direzione regionale a Milano abbiamo affrontato il tema dell’autonomia regionale, dal referendum di Maroni alla situazione degli enti locali. La penso così: la riforma costituzionale toglie effettivamente una serie di funzioni alle Regioni, tanto a quelle virtuose quanto a quelle non, ma rafforza al contempo la possibilità, attraverso l’art. 116 della Costituzione, di aprire una trattativa Stato-Regione per negoziare forme di autonomia differenziata. Se l’approdo finale sarà quello di togliere autonomia alle Regioni più “spendaccione” e lasciarla invece a chi ha i conti in ordine, allora si sarà fatto un buon lavoro. Su questo attendo il Governo alla prova dei fatti.

    Allo stesso modo, però, credo si attribuiscano al Governo colpe non sue, dove invece è Regione Lombardia ad essere completamente inadempiente. Penso al tema province come a quello dell’immigrazione: Debora Serracchiani e Enrico Rossi ci raccontano di due esperienze, Friuli Venezia Giulia e Toscana, nelle quali la Regione mette sul tavolo il proprio peso politico, la propria autorevolezza, per risolvere i problemi dei Comuni. Si fa carico delle funzioni non più finanziate dallo Stato alle province per far sì che il superamento delle stesse sia fatto senza ripercussioni sui servizi, fa pressione sui prefetti e sui Sindaci perché l’accoglienza sia diffusa per ambiti omogenei. Insomma, fa la sua parte perché le cose funzionino.

    In Lombardia questo non accade: la Lega deve fare opposizione a Renzi a tutti i costi, anche quello di mettere in difficoltà “i nostri”. E’ giusto ricordarlo.