• L'Eco di Bergamo del 30 settembre 2015, http://edicoladigitale.ecodibergamo.it/sesaab/books/150930bergamo/index.html#/35/

    Bergamo ha un nuovo piano cave

    Da l’Eco di Bergamo del 30 settembre 2015, un articolo di Fabio Florindi:
    Provincia
    Bergamo ha un nuovo piano cave
    Polemiche
    A votare a favore è stata meno della metà del Consiglio regionale: 27 i sì, ma in 35 non hanno partecipato
    Permessi scavi per 34,5 milioni di metri cubi di sabbia, 30 mila di argilla, 945 mila di pietre e 26,3 milioni di calcari
    Bergamo ha un nuovo piano cave. L’approvazione, però, è arrivata tra le polemiche e alla fine a votare a favore è stata meno della metà del Consiglio regionale, con la maggioranza dei consiglieri che ha deciso di non partecipare al voto. Il via libera è arrivato con 27 sì (Lega Nord, Lista Maroni, Fratelli d’Italia e Luca Marsico di Forza Italia) e ben 37 consiglieri che non hanno partecipato al voto (Ncd, FI, Pd, Patto civico e M5S), polemizzando perché il piano è stato redatto da due commissari ad acta nominati dal Tar e sul documento non c’è stata possibilità di modifica.
    Quella del piano cave è una storia travagliata. Una sentenza del Tar, nel 2012, aveva annullato il vecchio piano del 2008, nominando due commissari per redigere il nuovo. A giugno il Consiglio regionale aveva rinviato l’approvazione del nuovo piano a settembre per aspettare la sentenza del Consiglio di Stato. Ieri, però, il capogruppo di Forza Italia, Claudio Pedrazzini, ha nuovamente chiesto il rinvio del provvedimento per aspettare la decisione su un nuovo ricorso.
    Alla proposta si è opposta l’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Terzi (Lega Nord), sostenendo che da troppi anni Bergamo attende un nuovo piano cave. Il nuovo documento prevede i seguenti livelli estrattivi: 34,5 milioni di metri cubi per sabbia e ghiaia; 30 mila mc per l’argilla; 945 mila mc per pietre ornamentali; 26,3 milioni mc per calcari e dolomie. In quello del 2008, annullato dal Tar, invece venivano consentite estrazioni di sabbia e ghiaia per 51,2 milioni mc; 720 mila mc di argilla; 909 mila mc di pietre ornamentali; 28,2 milioni mc di calcari e dolomie.
    Positivo il commento del consigliere Roberto Anelli (Lega) dopo l’approvazione: «Dopo anni di incertezza legati all’annullamento del piano cave 2008, l’approvazione del nuovo piano consentirà finalmente di programmare l’attività estrattiva». Verranno assicurate «maggiori certezze agli operatori del settore e una migliore tutela dell’ambiente». Anelli sottolinea che «i commissari hanno ritenuto opportuno privilegiare la conclusione e il recupero delle cave già attive, nonché gli ambiti estrattivi già inseriti in forme di intesa con gli enti locali».
    Tuttavia, il consigliere aggiunge di ritenere «opportuno che la Provincia di Bergamo si attivi al più presto per la redazione di un nuovo atto di pianificazione in sinergia con i Comuni, le associazioni e le imprese del territorio». Per Lara Magoni (Lista Maroni) «sicuramente c’è stata una responsabilità politica in passato, ma oggi tocca a noi porre rimedio in tempi brevissimi». Insomma c’è il «bisogno di assicurare anche a Bergamo una normalità che fino ad oggi non ha avuto». Il piano predisposto «segna una discontinuità con il passato». La politica, aggiunge l’ex campionessa di sci, «deve riprendersi la responsabilità di condividere con il territorio le scelte che è tenuta a prendere». Anche Magoni auspica, se il territorio lo riterrà opportuno, «la revisione, attraverso un nuovo piano o una variante, del piano cave provinciale».
    Nelle file dell’opposizione Jacopo Scandella (Pd) sottolinea che «per colpa delle scelte scellerate compiute dal Consiglio regionale nel 2008, la politica è stata commissariata e il piano cave è stato redatto dalla struttura tecnica dell’assessorato a braccetto con l’autorità giudiziaria, senza possibilità di modifica». Adesso, secondo Scandella, «se si vuole guardare avanti, serve approvare una nuova legge sulle cave che possa andare a dirimere le situazioni che ci hanno trascinato fino qui».
    Da parte sua, il capogruppo M5S in Consiglio regionale, Dario Violi, attacca: «Ci siamo trovati a discutere di un piano cave piovuto da un tribunale, perché la partita è stata gestita in passato con i consiglieri capaci solo di portare in Regione le loro marchette locali chiedendo l’estrazione di più metri cubi e di estendere cave su terreni vergini». Anche per Violi «sulle cave serve una nuova legge che dia indicazioni chiare e che escluda gli interessi e i giochetti della politica dal settore». Angelo Capelli (Ncd) parla così della sua scelta di non votare il provvedimento: «È la stessa scelta che ho fatto in commissione». Si tratta di «un atto amministrativo definito da apparati tecnico-burocratici e l’organo politico ha dovuto votare una cosa non modificabile».