• Foto di Lee Key da UnSplash.com (https://unsplash.com/photos/fZv8eSA7gkc)

    C’era da fare la storia ma noi ci stavamo scindendo

    Sono un ottimista di natura e ho sempre rifiutato le previsioni catastrofiche, ma mentre noi discutiamo di “scissioni interne”, nel mondo c’è in giro una rabbia che ricorda i primi del Novecento.

    Già allora c’era un mercato globale di scambi commerciali e flussi migratori. Più opportunità per alcuni, più risentimento per altri. Un risentimento che diventa rabbia, un “irrazionale” che irrompe nella testa e nel cuore delle persone e che conduce verso il nazionalismo più aggressivo. Hannah Arendt descrisse questo fenomeno come “uno spaventoso aumento dell’odio reciproco e di una specie di irritabilità universale di tutti verso tutti”. L’epilogo è noto.

    Oggi, nella pancia dell’occidente, gli ingredienti sono molto simili. Mia madre, dallo sportello di una posta, me lo diceva già qualche anno fa: “La gente è incazzata, più incazzata di prima”. E la cosa spaventosa e affascinante del tempo in cui viviamo è che non abbiamo ricette da copiare dal passato per evitare il peggio.

    Nemmeno molti alleati, purtroppo. I “sovranisti” che teorizzano un ritorno del protezionismo e della chiusura negli stati nazionali forse non ci consegneranno due guerre mondiali, ma di certo condannano l’Italia all’irrilevanza. Perché in un mondo in cui tutto si è ingrandito e globalizzato, gli stati nazionali da soli hanno armi spuntate per regolare il mercato e garantire benessere ai propri cittadini. Una vera sovranità è possibile solo allargando i nostri confini ad uno stato federale più grande e più forte, l’Europa.

    Il mercato unico fa di noi la prima potenza commerciale, ci permette di negoziare in tutto il mondo trattati che tutelino la qualità italiana; un esercito comune farebbe più sicuri i nostri confini; e poi il fisco, i regolamenti ambientali, le politiche di sostegno al reddito. Mettiamo insieme, e dividiamo per tutti. Staremo meglio.

    Non è solo una questione economica. In mezzo a Trump e Putin, l’Europa può guidare il mondo con la forza dei suoi valori. Abbiamo qualcosa da invidiare? Negli Stati Uniti se sei vecchio e non hai i soldi non ti operano. Da noi ti trapiantano il cuore a spese di tutti. C’è una bella differenza.

    Ma se fossero tutte rose e fiori, non mi sarei messo a scrivere…

    Aristotele diceva che “dove gli uni posseggono troppo e gli altri nulla, si giunge alla democrazia estrema o all’oligarchia pura o alla tirannide determinata dagli eccessi degli uni o degli altri”. E’ così. Per redistribuire la ricchezza, bisogna produrla. Puntando sulla qualità, il merito, la bellezza. Ma ricordandosi sempre che, oggi, troppa gente non riesce a pagare le bollette. E questo mette a rischio la pace.

    Di questo dovrebbe occuparsi il PD. Di come arginare la rabbia, di come costruire armonia e comunità. Il resto è un teatrino inconcludente e incomprensibile, perché non c’è un solo risultato positivo per la vita delle persone che possa essere più facilmente raggiunto con una scissione. A dieci anni dalla nascita di questo progetto, discutiamo di idee e di facce ma lasciamoci accomunare da tre presupposti:

    • Il primo. Non c’è il Partito Democratico senza una tensione morale, etica e politica verso le persone in difficoltà.
    • Il secondo. Non c’è il Partito Democratico senza l’ambizione di governare, di risolvere i problemi e non solo di enunciarli. Con i compromessi e le alleanze che sono necessarie.
    • Il terzo. Non c’è il Partito Democratico senza legittimazione reciproca. Non siamo un club di liberi pensatori che ogni mattina si alza e decide cosa votare in Parlamento o dichiarare sui giornali. Siamo un Partito, con degli obiettivi e delle regole. Diversamente, lasciamo stare.

    Per chi ci sta, la sfida è gigantesca. Da piccolo, ascoltando i discorsi di mio padre sul ’68 e il ’77 pensavo ingenuamente: “Peccato non vivere in un periodo nel quale si fa la storia…” Beh, oggi la storia ci sta passando accanto. Abbiamo il diritto e il dovere di scrivere un finale diverso.


    Foto di Lee Key da UnSplash.com (https://unsplash.com/photos/fZv8eSA7gkc)

  • Francesco Chiesa

    “Lui è tornato”, ammettilo di sei ispirato a questo!