• COVID-19: IL MIO INTERVENTO IN CONSIGLIO REGIONALE

    Grazie Presidente. Questa emergenza si è abbattuta su tutti noi ma c’è una categoria sulla quale cui l’impatto è stato ancora più pesante ed è quella degli operatori sanitari. Infermieri, medici, Oss negli ospedali, personale delle case di riposo, dei centri e comunità assistenziali, medici di medicina generale, pediatri, farmacisti. La pressione lavorativa e psicologica a cui sono sottoposti è stata ed è pazzesca, non solo per i turni massacranti, ma per tutto quello che vedi durante quei turni; per le persone che ti sono morte davanti, per quelle che hanno bisogno di qualcosa che tu non sei in grado di dargli, per i colleghi che vedi ammalarsi e per il rischio di essere costantemente a contatto con il virus e quindi più esposti al contagio. Sono migliaia gli operatori contagiati, più di 4000 solo negli ospedali, facendone soprattutto nelle prime settimane un veicolo incredibile di contagio. A tutti loro non solo va la nostra riconoscenza, non solo dovrà andare una gratificazione economica, ma va subito il dovere di correggere gli errori commessi finora.

    Perché non ci sarà una ripartenza delle attività umane senza una maggiore sicurezza sanitaria e non ci sarà una maggiore sicurezza sanitaria senza intervenire sulle mancanze che ci sono state. Non si tratta di dire che non eravamo pronti, quello è un fatto, ma che la gestione lombarda sia stata mancante è ormai un’opinione comune. Lo dicessero solo Scandella o Pizzul o i consiglieri di opposizione, va beh, ma la lettera dell’ordine dei medici in questo senso, solo per citarne una, è un atto d’accusa di una nitidezza estrema.

    Le misure restrittive, quasi due mesi di quarantena, dovevano servire a prendere tempo e riorganizzarsi per fronteggiare la mancanza di dispositivi di protezione, la mancanza di personale, la mancanza di detergenti e di igiene sui luoghi di lavoro, la mancanza di tamponi e test su larga scala prima della ripartenza, la mancanza di ossigeno, di guanti, di saturimetri, la mancanza di unità per la cura domiciliare in collaborazione con i medici di medicina generale ed i pediatri. E a distanza di un mese e mezzo, queste mancanze continuano ad essere troppe.

    Io vengo da una provincia, quella di Bergamo, e da un territorio, quello della Valle Seriana, nel quale le dimensioni della tragedia sono state inimmaginabili. Nel mese di marzo e in misura minore ancora oggi, le giornate sono state scandite dal suono delle ambulanze e dalla paura vera di ricevere una telefonata che ti dicesse che tuo padre, tuo madre, uno zio o un amico fossero deceduti senza poterli vedere un’ultima volta, oppure avessero bisogno di cure ma il 112 era troppo intasato per poter ricevere la chiamata, perché questo successo. E a Brescia, a Lodi, a Cremona si sono vissute tragedie simili.

    L’unica cosa che mi interessa davvero, adesso, è che il 4 maggio, quando riapriranno alcune ulteriori attività, non si ripiombi nell’incubo che abbiamo vissuto. Non dipende solo dal caso, non raccontiamoci che da noi le cose succedono perché siamo tanti o per una questione di fortuna o sfortuna. Se il Veneto ha previsto i percorsi separati Covid e non negli ospedali prima di noi, è perché sono stati fortunati? Se l’Emilia ha attivato la cura domiciliare prima e più capillarmente di noi è perché sono stati fortunati? Il virus arriva dappertutto, ma se sei capace di tracciare, di isolare, di prevenire, di curare a casa prima che la situazione degeneri, le cose non esplodono come successo da noi e come non vogliamo succeda più. Voi siete lì per questo. Fatelo. Se se non siete in condizione di farlo, fatevi da parte. Perché questo è il vostro compito e la vostra responsabilità.