• Europrogettazione: come si fa?

    Quando si parla di Europa, il pensiero corre subito all’austerity, alle tasse e alle difficoltà di immaginarsi “europei” a tutti gli effetti. Ma Europa significa anche grandi opportunità: sono molti infatti i finanziamenti europei a cui è possibile accedere proponendo progetti, idee e sinergie di forze tra pubblico, privato e associazioni e che, in modo diretto o indiretto, mettono a servizio dei cittadini e degli attori dei singoli stati europei importanti fondi di possibile intervento. Un esempio? I 3 miliardi di euro per la regione Lombardia di fondi europei per le regioni (FESR, FSE) per il 2014-2020, che hanno subito un incremento pari al 31,4% di risorse rispetto al precedente settennio.

    Si tratta quindi di bandi e finanziamenti relativi a ambiti diversi (cultura, scuola, servizi sociali, lavoro, ambiente, energia, ecc) e che, proprio per la loro articolazione, possono costituire una “giungla” per chi ci si addentra per la prima volta: per questo motivo occorre chiarezza e soprattutto formazione a riguardo.

    Questione di fondi: da dove arrivano e quali obiettivi hanno?

    Da dove l’Unione Europea prende i soldi per i finanziamenti? Li prende dal bilancio dell’Unione. Il bilancio delle entrate per il 2014-2020 dell’UE è pari a 959.988 miliardi di euro, che corrisponde circa all’1% del Pil dell’Unione Europea: si tratta per la maggior parte di risorse basate sul reddito nazionale lordo, ma anche di dazi doganali e risorse basate sull’Iva.

    Di questi 959.988 miliardi di euro, il 46,9% è destinato alla PAC (politica agricola comunitaria), il 38,8% alla politica di coesione,  il 6,4% all’amministrazione (sono circa 35mila le persone che lavorano in UE per servire mezzo miliardo di cittadini europei) e le restanti percentuali per l’Europa globale e la sicurezza. In particolare, è tramite lo strumento d’investimento della politica di coesione – cioè quelle politiche destinate all’innalzamento del benessere a livello pari in tutti gli Stati e in tutte le regioni dell’UE – che l’Unione realizza gli obiettivi della cosiddetta “Strategia Europa 2020”, cioè quegli obiettivi in termini di crescita e occupazione, lotta contro i cambiamenti climatici e riduzione della dipendenza energetica, della povertà e dell’esclusione sociale da raggiungere entro il 2020.

    L’UE persegue tali obiettivi tramite un duplice approccio: quello legislativo e quello finanziario, (cioè appunto i fondi UE), che riguarda le modalità di impiego, spesa e rendicontazione delle risorse finanziarie pluriennali dell’Unione.

    Finanziamenti europei: tipologie, beneficiari e caratteristiche

    Quando si parla di finanziamenti europei, bisogna innanzitutto tenere conto di alcune premesse fondamentali: per approcciarsi all’europrogettazione, è necessario avere un’idea ben chiara del progetto che si vuole proporre; bisogna inoltre conoscere almeno l’inglese (le lingue ufficiali in cui vengono prodotti i documenti dell’Unione sono infatti inglese, francese e tedesco) e saper usare internet, in quanto tutte le richieste e le presentazioni passano necessariamente dai siti dedicati. È inoltre importante tenere conto del fatto che l’Europa non è un “bancomat” e che non bisogna aspettarsi profitti personali, in quanto tutte le spese vengono strettamente rendicontate.

    I finanziamenti europei sono essere fondi diretti, fondi indiretti o appalti. I fondi diretti (call for proposal) sono sovvenzioni gestite direttamente dalle Dg o dalle Agenzie europee. I fondi indiretti, invece, sono fondi strutturali nazionali o regionali (come i fondi FESR e FSE). Gli appalti (call for tenders), infine, riguardano forniture di beni o servizi a livello europeo in ambiti diversi e sono aggiudicati tramite bando di gara comunitario.

    Il range di potenziali beneficiari dei finanziamenti è ampio: vi possono infatti accedere enti pubblici e privati, PMI (possono ottenere finanziamenti mediante sovvenzioni, prestiti e garanzie), organizzazioni non governative e della società civile (a condizione che operino nei settori di attività dell’UE senza fini di lucro), studenti, ricercatori o agricoltori.

    FONDI DIRETTI: principi fondamentali ed esempi

    Indipendentemente dal settore e dal programma di finanziamento, ogni proposta progettuale per l’ottenimenti di fondi deve contenere 5 principi fondamentali:

    1)      Carattere transfrontaliero: avere cioè una dimensione europea e coinvolgere diversi Stati membri;

    2)      Cofinanziamento: i finanziamenti non sono infatti mai erogati al 100%, ma prevedono che i promotori contribuiscano in parte con risorse proprie;

    3)      Divieto di retroattività: il contributo non può essere erogato per attività svolte prima della firma del contratto con la Commissione europea;

    4)      Divieto di profitto: le attività del progetto non devono generare profitto per nessuno dei partner del progetto e le uscite e le entrate devono risultare in pareggio;

    5)      Divieto di cumulo: un progetto non può essere finanziato, nemmeno in parte, da diverse fonti europee.

    Le opportunità di finanziamento europeo coprono diversi ambiti. Ecco alcuni esempi:

    –          Ambito AMBIENTE E TRASPORTI,  “Life”: ha come obiettivo quello di sostenere progetti per un efficiente uso delle risorse, la salvaguardia dell’ambiente, l’utilizzo innovativo dell’energia, ecc. Ha messo a disposizione 3,5 miliardi di euro.

    –          Ambito RICERCA E INNOVAZIONE: “Horizon 2020”: è rivolto ad università, centri di ricerca, singoli ricercatori o PMI attivi nel campo della ricerca e dell’innovazione. Il bando ha visto un incremento del finanziamento e, per il prossimo settennio, prevede uno stanziamento parti a 77 miliardi di euro, di cui 1,6 destinati solo all’Italia.

    –          Ambito RICERCA E INNOVAZIONE: “Cosme”: complementare a Horizon 2020, è rivolto però alle imprese, soprattutto per quanto riguarda l’accesso al credito (2,3 miliardi di euro).

    –          Ambito ISTRUZIONE E FORMAZIONE: “ErasmusPlus”: sostiene i progetti di scambio e lavoro tra studenti e giovani all’interno dell’Unione Europea. Il finanziamento 2014-2020 di 15 miliardi di euro ha subito un incremento del 40% rispetto agli anni scorsi.

    –          Ambito CULTURA: “Europa Creativa”: sono fondi stanziati per il sostegno delle arti, delle traduzioni e della cultura in Europa (1,5 miliardi di euro)

     

    FONDI INDIRETTI: la politica di coesione

    I fondi indiretti provengono dalla cosiddetta politica di coesione, che come abbiamo visto rappresenta la seconda voce per importanza nel bilancio dell’Unione Europea: il 38,8% del bilancio UE, pari a 351,8 miliardi di euro (di cui 32,357 miliardi destinati all’Italia da qui al 2020).

    La politica di coesione investe in numerosi campi (l’efficienza energetica, la ricerca e l’innovazione, la formazione, le energie rinnovabili, il sostegno alle PMI, la cooperazione tra regioni,… ) e il suo obiettivo primario è la riduzione delle disparità regionali in Europa.

    La politica di coesione in Europa negli anni scorsi ha dato importanti risultati, ad esempio (secondo dati relativi al settennio 2000-2006):

    –          Costruzione o riabilitazione di 8.400 km di ferrovie;

    –          Accesso all’acqua potabile per 20 milioni di persone;

    –          Creazione di più di un milione di posti di lavoro;

    –          Incremento del 5% del PIL/abitante  nei nuovi stati membri;

    La politica di coesione concorre all’obiettivo di raggiungere gli obiettivi di “Strategia Europa 2020”, in particolare per quanto riguarda una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Questo maxi-obiettivo è declinato poi in 11 obiettivi tematici, relativi al rafforzamento della ricerca e dell’innovazione tecnologica, alla promozione della competitività delle PMI, alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, alla lotta alla povertà, ecc.

    Questo è tanto più valido in Lombardia, al 30° posto tra le regioni europee per PIL procapite nonché quarta regione più popolosa d’Europa e specializzata in settori importanti quali l’aerospaziale, l’agroalimentare, l’eco-industria, la mobilità sostenibile, ecc.

     Per approfondimenti, QUI si possono consultare le slides sul tema. 

    BANDI E FINANZIAMENTI: alcune indicazioni pratiche

    Nell’approcciarsi ad un bando di finanziamento europeo, bisogna avere ben presente non solo l’idea di progetto che si intende proporre, ma anche le modalità di iscrizione e presentazione, le tempistiche e le linee guida utili a stilare un progetto potenzialmente finanziabile.

     

    Dove si trovano le informazioni sui finanziamenti?

    Tutti i bandi e le informazioni necessarie sono reperibili sul sito ufficiale della Commissione Europea:

    http://ec.europa.eu/index_it.htm

    Il sito è in italiano, ma tutta la documentazione relativa ai bandi, alle registrazioni e alla presentazione della domanda è prodotta in INGLESE, TEDESCO e FRANCESE. È quindi fondamentale conoscere almeno una delle tre lingue per riuscire a muoversi nel settore.

    Dalla home page del sito della Commissione, sotto la voce “Appalti pubblici e finanziamenti”, cliccando in “sovvenzioni” si accede ad una pagina nella quale è possibile trovare le indicazioni di bandi aperti (divisi per ambito di interesse). Nel caso di fondi diretti, la dicitura che li contraddistingue  è “call for proposal”.

    Cliccando sul codice di riferimento del finanziamento che interessa, si accede alla pagina con tutta la documentazione relativa a quel bando: data di chiusura (deadline), spiegazione del bando (richieste, obiettivi, modalità di lavoro e valutazione, tipologia dei promotori, criteri di selezione, budget, tempistiche di presentazione dei progetti e delle valutazioni, durata massima del progetto, ecc), linee guida economiche, modalità d’azione, contatti e l’application form, cioè lo spazio dove ci si dovrà iscrivere e autenticare per presentare il progetto. Il bando contiene tutte le informazioni necessarie alla presentazione del progetto.

    Come già sottolineato, l’utilizzo di internet è fondamentale perché tutte le procedure devono essere fatte on-line, così come le eventuali richieste di informazioni.

     

    Cosa si deve sapere a grandi linee sui progetti da presentare per un finanziamento europeo?

    Oltre a tener conto dei punti elencati in precedenza (carattere transfrontaliero, divieto di cumulo e retroattività, divieto di profitto personale e cofinanziamento), nel preparare un progetto europeo si possono seguire alcune linee guida generali che permettano di valutare con attenzione la proposta e se vale o meno la pena “perdere tempo” a riguardo: stilare un progetto europeo infatti è un’operazione articolata e precisa, che richiede parecchio tempo ed una forte sinergia tra forze diverse (pubblico, privato, associazioni). È quindi necessario valutare la fattibilità reale del progetto, magari intavolando anche un confronto con realtà che hanno già usufruito di fondi europei e possono mettere in comune le proprie best practices.

    –          Il progetto che si intende presentare deve essere esplicativo e preciso, non retorico: oltre alle buone intenzioni, deve contenere anche studi di fattibilità e sostenibilità ed una chiara linea di azione.

    –          Il progetto non deve generare dei bisogni, ma rispondere a bisogni già esistenti. In questo modo acquisisce più forza e concretezza anche in sede di valutazione.

    –          Nella stesura delle tempistiche del progetto è importante aver ben presente anche le tempistiche di selezione e valutazione ad opera della Commissione Europea. In altre parole, è inutile presentare un progetto che inizi ad aprile, se il termine ultimo dato dalla Commissione per la valutazione dei progetti è giugno.

    –          Prima di buttarsi nella stesura di un progetto europeo, è importante valutare l’ammontare totale del finanziamento e il minimo e massimo del contributo per i singoli progetti: in questo modo si capisce a grandi linee quanti progetti saranno selezionati e se ci sono possibilità concrete e reali di vittoria (ad esempio, un bando il cui ammontare totale sia di 10 milioni di euro e che finanzi singoli progetti fino ad un massimo di 1 milione di euro, indicativamente selezionerà 10 progetti in tutta Europa).

    –          Come già sottolineato in precedenza, nessun progetto europeo è finanziato al 100%. Tutti i bandi richiedono infatti una compartecipazione ed indicano i termini minimi e massimi  del finanziamento erogabile: i costi a carico dei promotori, tuttavia, possono essere anche costi di staff.

    –          Salvo rare eccezioni, la maggior parte dei bandi europei viaggia su una dimensione transnazionale, chiede cioè una dimensione europea e il coinvolgimenti di più Stati membri. Ogni linea di bando, comunque, specifica quali sono i Paesi europei interessati (solitamente si tratta dei 28 Stati membri e degli Stati candidati, anche se questi ultimi non sempre sono ammessi in qualità di promoter, quanto piuttosto di partner di progetto).

    –          Spesso il carattere transnazionale costituisce un freno, soprattutto per i piccoli Comuni. Come trovare partner europei, dove cercarli? Ci si ricordi, però, che un minimo di rete di collaborazione tra Stati membri è già avviata da tempo con i gemellaggi tra Comuni, o con reti tra Comuni europei: questa può essere una buona base di partenza.

    –          La commissione europea dà molto importanza alla partecipazione attiva: per questo tende a spingere più per la co-promozione dei progetti piuttosto che per la partnership (formula che spesso, in passato, era usata in modo fittizio e “di copertura”). Nei progetti europei, infatti, il ruolo di ciascun co-promotore deve essere ben specificato e articolato.

    –          In caso di rifiuto del progetto, la Commissione fornisce sempre anche una spiegazione sulle motivazioni del rigetto: può essere una base per capire gli errori e migliorarsi.

    –          È sconsigliabile rivolgersi a consulenti esterni o a presunti esperti in euro-progettazione per la stesura di potenziali progetti o per le valutazioni di fattibilità: spesso si tratta di finti esperti che chiedono di essere retribuiti già in fase di progettazione e che fanno leva sulla scarsità di informazione/formazione su queste tematiche.

     Cosa succede se il progetto è selezionato?

    Se il progetto invece viene selezionato, la Commissione Europea invia il contratto, che deve essere firmato dal legale rappresentante indicato sul progetto in fase di presentazione.

    Il contratto sottoscritto va inviato nuovamente alla Commissione ed entro 30 giorni viene erogato il primo acconto del finanziamento, che corrisponde solitamente al 30% dell’intero finanziamento. Una volta speso il 70% del primo acconto, si può chiedere un secondo acconto. Il resto del finanziamento viene erogato alla fine del progetto,60 giorni  dopo la presentazione delle relazioni e valutazioni finali.

                È importante tenere presente il fatto che la Commissione sottoscrive un contratto con un soggetto unico: nel caso a promuovere il progetto sia ad esempio una rete di enti pubblici, deve comunque essere individuato un responsabile unico, mentre gli altri figureranno come co-promotori.

    Idee per iniziare a parlare concretamente di euro-progettazione

    L’euro-progettazione costituisce un nuovo modo di guardare all’Europa e interagire con essa: non è quindi solamente un’entità imposta e percepita come “pesante”, ma un organo con cui interfacciarsi, una struttura in grado di rispondere alle istanze dei cittadini, di valorizzare i progetti, le idee, le innovazioni e di creare reti di cooperazione e collaborazione.

    Proprio in quest’ottica, è importante la FORMAZIONE in materia di bandi europei ed euro-progettazione. Per quanto riguarda gli enti pubblici, è importante investire nella formazione del personale interno a riguardo: il pubblico ha dalla sua parte una maggiore esperienza con la burocrazia rispetto al privato e questo può essere un’importante potenzialità da sviluppare in ottica europea.

    Ragionare in ottica di euro-progettazione può anche essere un’occasione per ripensare il lavoro e le attività dell’ANCI, rendendo l’associazione più partecipe e incisiva su queste tematiche.

    Non solo: dal momento che l’UE dà molta  importanza alla creazione di reti e network tra Stati, enti, territori, imprese e associazioni, si può proprio partire da questi punti cardine per pensare una nuova idea di cooperazione. Come?  Creando contenitori – le Comunità Montane ad esempio, ma anche le nuove province o i capoluoghi – dentro ai quali formare persone capaci di districarsi tra moduli e regole dei bandi, capaci di fornire un supporto concreto a chi volesse approcciarsi a queste tematiche, con un ufficio di indirizzo e supporto da costruire a Bruxelles insieme alla Regione e, perché no, uno “Sportello Europa” in ogni territorio. In modo che i territori stessi possano diventare collettori di idee, progetti, innovazione.