• Incontro con Walter Veltroni a Ranica

    Da l’Eco di Bergamo del 6 ottobre 2015, un articolo a firma di Benedetta Ravizza:


    Cronaca

    Veltroni: «Il sindaco è il mestiere più bello Va fatto con dei valori»
    Non cita direttamente Ignazio Marino o Matteo Renzi, mantenendo fede alla scelta di uno stile non ingerente o belligerante, che evita le entrate a gamba tesa. L’ex sindaco di Roma e primo segretario del Pd Walter Veltroni – a Ranica invitato dai democratici della Valle Seriana – non sfugge però all’attualità. Lo fa a modo suo, in un viaggio tra cinema e politica. Accompagnato dalle riflessioni del consigliere regionale Jacopo Scandella (di cui – nota personale – ha seguito la tesi sul riformismo) e di Natale Carra, membro del collegio dei garanti del Pd bergamasco, il narratore e regista, attraverso la storia di Enrico Berlinguer e del Pci (raccontati anche con spezzoni del suo film dedicato appunto al leader comunista), intesa non come esercizio nostalgico ma come lavoro sulla memoria che non va rottamata, affronta tutti i temi caldi: dalla questione morale alla degenerazione del potere, fino all’ispirazione del Pd, delle origini e di oggi. Ricordando che la «politica, se è passione, si fa per tutta la vita e in mille modi, anche non ricoprendo più dei ruoli», in linea con l’introduzione del coordinatore del Pd seriano Lucio Imberti.
    Veltroni fa un in bocca al lupo a Giorgio Gori (in prima fila, con tutto lo stato maggiore dem, dai parlamentari al presidente della Provincia Matteo Rossi, e Savino Pezzotta, in un auditorium della biblioteca gremito), parlando di quello di sindaco «come del mestiere più bello del mondo, che lascia un segno profondo nella vita di chi lo fa». Ma va esercitato (e qui il riferimento sembra correre agli scandali della Capitale) «con un sistema di valori di riferimento, che si possono corrispondere o tradire. Il potere non è un mezzo ma un fine, dev’essere servo dei valori, che si possono esprimere anche con una voce di bilancio o una delibera». Ritorna quindi il richiamo alla vocazione originaria del Pd, quella che nel 2007 riempì anche il Palazzetto dello sport di Bergamo («Una serata indimenticabile», ammette), riaccendendo in tante persone la scintilla della politica. Non teme di ripetere la sua parola d’ordine, «il sogno, che non è illusione, di cui c’è bisogno. Se non lo si accende il rischio è che vinca l’emotività fondata sulla paura». Il Pd, quindi, non può rinunciare alla sua sfida: «Essere un partito riformista a vocazione maggioritaria, dove il riformismo non è arido ma disegno di promozione umana, di relazioni sociali; un progetto sostenuto da persone credibili che mettano al centro la democrazia, fatta di decisione, controllo e trasparenza». Per fare questo, però, il Pd deve essere se stesso fino in fondo. E anche qui pare di intuire, tra le righe, un commento alle vicende che in questi giorni agitano il partito e il governo renziano. «Il Pd non deve diventare altro – è convinto Veltroni – non deve fare robe indistinte che non si capiscono, cercando alleanze diverse di volta in volta. Più si confonde, più perde la sua ispirazione. Non è vero che c’è bisogno di camuffarsi per allargare i consensi, anzi vale il contrario: il Pd che crede in se stesso e fa cose importanti col governo può convincere la maggioranza degli italiani».
    La cavalcata di due ore si chiude con la proiezione di alcune interviste del documentario «I bambini sanno». Quale Italia troverà domani chi ha otto, 12 anni oggi? «L’italia che faremo, con tanta voglia di fare e la capacità di alimentare la speranza», risponde l’autore.

    Le immagini della serata:

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