• J-Mail n.9

    Ciao,
    una ventina d’anni fa, un noto esponente del centrosinistra italiano disse una cosa del genere: “Berlusconi si vanta di non essere un politico… ma è come se uno entrasse in sala operatoria e dicesse al paziente: “tranquillo, tranquillo, non sono un chirurgo!”.

    Erano gli anni successivi a Tangentopoli, poco dopo sarebbero emersi gli sprechi de “La Casta”, poi ancora gli scandali sui rimborsi, la crisi economica e una serie di occasioni perse per riformare i partiti e le istituzioni. C’era (e c’è…) un sentimento popolare d’insofferenza verso la classe politica, a cui fece seguito il tentativo di trovare fuori da quest’ultima la soluzione ai problemi: tra chi non aveva frequentato i partiti, tra chi si presentava come estraneo a quel sistema. Da Berlusconi passando per la miriade di piccole o grandi personalità “prestate” alla politica, si arriva ai giorni nostri ed al mantra 5 stelle: non politici ma cittadini. Una cosa diversa.

    Anche io, quando mi sono candidato in Consiglio regionale, l’ho fatto per essere diverso. Diverso dal mio coetaneo Renzo Bossi che mi aveva preceduto tra quei banchi; diverso da chi aveva usato la carica pubblica per il proprio tornaconto personale (www.jacoposcandella.it/trasparenza); diverso da chi si vedeva di rado sul territorio se non per una campagna elettorale di promesse, mai rendicontate.

    Ho sempre pensato, però, che come non ci si improvvisa chirurghi, non ci si improvvisa nemmeno politici. E che se l’onestà va dimostrata sul campo, questa non è da sola sufficiente. Servono studio e approfondimento; serve la giusta dose di umiltà per riconoscere le ragioni dell’altro e il fatto che intorno a te non ci sono solo mele marce da denunciare, ma una quantità di brave persone che svolge il proprio ruolo con passione e onestà. Altrimenti, saremmo messi molto peggio di come siamo.

    A questo proposito, e a partire dalle difficoltà della giunta M5S di Roma, Roberto Saviano ha scritto un pezzo che vi consiglio.


    Da consiglio a Consiglio: al Pirellone mi sto occupando di giovani, montagna e trasporti.

    Primo: ci sono ragazzi e ragazze in Lombardia che avrebbero diritto alla borsa di studio regionale per l’università, perché rientrano nei requisiti di merito e di reddito, ma che la borsa di studio non la prendono. Perché? La risposta più semplice, dopo tre anni di tentativi, è che questo non interessa. Non interessa che ci siano più giovani, soprattutto da famiglie meno ricche, che decidono di proseguire gli studi.
    Potrebbe sembrare propaganda, per cui meglio affidarsi ai dati.

    Per coprire tutte le richieste servono 56 milioni di euro; ben 38 li pagano gli studenti con le loro tasse; 15 milioni provengono dal fondo integrativo statale; ne mancano solo 3, lo 0,012% circa del bilancio regionale. Eppure, Regione Lombardia decide di stanziare la miseria di 687.000 euro, l’1,2% del totale richiesto. E questo sul 2016, perché la previsione sul 2017 ad oggi è ZERO.

    I numeri parlano da soli. Ma dietro ad ogni numero c’è una persona a cui viene tolta la possibilità di studiare, una persona che non vede realizzato quel “rimuovere gli ostacoli di ordine economico che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” che la nostra Costituzione assume come impegno. E’ semplicemente inaccettabile. Qualcosa a cui, in ogni caso, non ci si può rassegnare.

    Secondo: in Alta Valle Seriana ci sono più o meno 40 mila abitanti distribuiti in 463 km quadrati. A Milano gli abitanti sono 1 milione e 200 mila, in 181 km. Due mondi diversi. Eppure le regole fissate dalla Regione sono spesso molto simili.
    Sarebbe come se facessimo giocare una squadra di calcio a 5 su un campo da 11 giocatori. Potrebbe essere la più forte del mondo, ma non vincerebbe mai. Sono intervenuto in Consiglio regionale (prima parte sul diritto allo studio, seconda sulla montagna) per spiegare questa metafora e chiedere una cosa sola:fateci giocare alla pari, altrimenti in montagna non gioca più nessuno!

    Terzo: il 20 settembre arriva in aula il Programma Regionale della Mobilità e deiTrasporti (PRMT). Un malloppo da mille e passa pagine a cui ho dedicato ore di “studio matto e disperatissimo”. Scherzi a parte, lì dentro c’è la visione delle infrastrutture e della mobilità lombarda per i prossimi dieci anni. E, ahimè, è una visione troppo ancorata al passato, che non tiene conto di quanto le cose siano cambiate negli ultimi anni.

    Autostrade come la Broni-Mortara o la Varese-Como-Lecco (e molte altre ancora) sono state pensate quando si credeva che una grande massa di persone sarebbe stata disposta a pagare un pedaggio più caro per risparmiare un po’ di tempo. Il problema è che oggi non è più così: la crisi non ha modificato solo le disponibilità economiche degli enti pubblici, le cui risorse (più scarse) vanno utilizzate con grande cura, ma anche l’attitudine alla spesa dei cittadini. E di questo bisogna tenerne conto.

    Vogliamo un Piano che abbia cura tanto della sostenibilità economica quanto di quella ambientale; meno autostrade ma più tangenziali e tranvie che possano risolvere gli ingorghi nei territori; un piano per i pendolari e la mobilità ferroviaria, per le piste ciclabili, per l’elettrico e le nuove tecnologie che possono migliorare il trasporto privato su gomma.
    Ci proveremo martedì in aula.


    C’è un appuntamento, nei prossimi mesi, che occuperà l’agenda politica del nostro paese, ed è il referendum costituzionale. Gli dedicherò la prossima newsletter: credo infatti sia nostro compito quello di fornire alle persone quante più occasioni di confronto su una riforma così importante, affinché la partecipazione al voto siaconsapevole e informata.
    Dalla prossima settimana sarò impegnato in una fitta serie di dibattiti: si parte mercoledì 22 settembre a Casnigo e si prosegue martedì 27 a Lurano… mi auguro di poterti incontrare di persona!

    Intanto,
    un sorriso

    Jacopo