• Le bugie sono gratis, i libri si pagano

    “I soldi ci sono, possiamo ufficializzarlo (300.000 euro per il sistema bibliotecario di Bergamo). Il finanziamento non è stato inserito nel bilancio di previsione 2014 ma a giugno (luglio) con l’assestamento di bilancio riusciremo ad averli. Evidentemente il PD non ha capito quanto è già stato spiegato e sta creando una tempesta in un bicchier d’acqua.”

    Cristina Cappellini, assessore regionale alla cultura, il 19 marzo su l’Eco di Bergamo.

    Il 29 luglio abbiamo votato l’assestamento di bilancio: secondo voi, eravamo noi a non aver capito, o erano loro ad aver raccontato una balla?

    RASSEGNA STAMPA 

    31 luglio, Corriere della Sera – Bergamo (articolo di Anna Gandolfi)

    Promesse gratis, i libri si pagano

    La coperta è corta, la riorganizzazione degli enti locali (in primis, le Province) viene portata avanti più per lenta asfissia economica che con un iter decisionale coraggioso, i finanziamenti pubblici sono sempre meno. C’è però una cosa che nonostante tutto, tutti e la crisi prospera e abbonda: le promesse dei politici. Promesse che, data la situazione, è sempre più difficile mantenere. Non si tratta sempre di annunci a vuoto, ovviamente. Eppure quando il velo si solleva e lascia intravvedere l’avventatezza o — peggio — la pura volontà di raccogliere un consenso effimero, lo spettacolo agli occhi dei cittadini è desolante.

    È accaduto con i fondi promessi dalla Regione per il funzionamento del sistema di interprestito bibliotecario. Un servizio magnifico, nato proprio nella Bergamasca, che favorisce la cultura con la libera circolazione di libri senza spese per gli utenti mentre — tanto per dire — a Berlino, la capitale della locomotiva d’Europa, ogni volume ordinato costa un euro. Siccome il servizio è così prezioso e tocca da vicino i cittadini, la promessa disattesa lascia ancora di più l’amaro in bocca.

    Il meccanismo delle parole al vento è vecchio come il mondo, ma il fatto che sia inaccettabile non sembra aver mai scoraggiato i protagonisti: alimento speranze, poi forse l’attenzione scema. Capita però (ogni tanto, non sempre) che i nodi vengano al pettine. Con l’interprestito è andata così: la Provincia ha annunciato di dover tagliare fondi a bilancio nel 2013, inserendo il servizio fra quelli sacrificabili. A restare col cerino in mano i Comuni, cui competono le biblioteche: o pagavano loro, o facevano pagare gli utenti, o bloccavano i trasporti. Scartate le ultime due, hanno iniziato a spremere i bilanci. Apriti cielo. Grande scoramento. Proteste. Fino a che una delegazione di primi cittadini leghisti ha deciso di bussare in Regione, dove l’assessorato è della collega Cristina Cappellini. E dai e dai, forse anche perché a tagliare era stato l’ente di via Tasso a guida ancora leghista, la promessa è arrivata: «Garantiremo noi 300 mila euro». Comunicati e dichiarazioni entusiastiche, missione compiuta, nonostante quel capitolo di spesa non rientrasse fra le competenze dirette del Pirellone. Era luglio 2013.

    I fondi, alla fine, non sono arrivati. Martedì l’approvazione della variazione di bilancio regionale senza la somma annunciata ha fatto calare il sipario, dopo dubbi che serpeggiavano da mesi. Imbarazzo fra i leghisti stessi. Qualcuno ha azzardato la difesa d’ufficio: «Non ci sono soldi per nessuno ed è meglio salvare il sociale». L’assessore, replicando agli strali del Pd per il mancato versamento, ha attaccato a sua volta dicendo che «la colpa è del governo che taglia fondi alle Province e non difende il territorio. Invece di criticare la Regione dovrebbero criticare Renzi».

    La situazione non è nuova. Di certo, già l’anno scorso si sapeva che di fondi ce n’erano pochi (ci viene ripetuto da mesi dalle giunte di ogni ordine e grado): oggi ci si ritrova puntualmente con il pugno di mosche in mano. Evitare slanci meramente scenografici sarebbe stato più apprezzabile, oltre che più serio. In un momento in cui a rischiare sono i servizi ai cittadini, buona idea sarebbe estendere l’austerity anche alle promesse che si sa di non poter rispettare.

    31 luglio, Corriere della Sera – Bergamo (articolo di Anna Gandolfi) 

    La Regione si eclissa, biblioteche senza fondi 

    I contributi promessi non sono a bilancio Per l’interprestito, i Comuni si auto-tassano

    Dai banchi dell’opposizione, in Consiglio regionale, Jacopo Scandella non le manda a dire: «Erano tutte storie. Tutte bugie». E, ancora: «Quando abbiamo osato sostenere che quei finanziamenti non sarebbero mai arrivati — prosegue alludendo agli allarmi lanciati dal Pd nei mesi scorsi —, ci hanno detto che stavamo scatenando una tempesta in un bicchier d’acqua. E invece, eccoci al dunque: dei contributi non c’è traccia». Dall’altra parte della barricata, la leghista (nonché ex sindaco di Seriate) Silvana Saita è sconsolata: «Non riuscire a mantenere una promessa è sempre doloroso. A causa dei tagli che ci fa il governo siamo qui a battagliare anche per difendere il sociale, e alla fine diventa una questione di priorità. Purtroppo». Purtroppo i 300 mila euro destinati al sostengo del sistema interbibliotecario bergamasco, dopo che l’anno scorso la Provincia ha ridotto i suoi contributi, nella manovra varata ieri dal Pirellone non ci sono. Erano stati promessi dall’assessore regionale alla Cultura, la leghista Cristina Cappellini, nel luglio 2013 dopo che una delegazione di sindaci del Carroccio aveva perorato la causa. La cifra doveva entrare nel bilancio preventivo di dicembre 2013, ma niente. «Si troveranno nella manovra di assestamento», aveva rassicurato l’assessore. Ma ieri, con il voto in aula, il documento è passato — 262 milioni per il triennio, incluso un budget di 30 milioni per il referendum per lo Statuto speciale — senza un cenno ai 300 mila euro attesi dalla Bergamasca. Scandella è andato all’attacco: «I leghisti hanno fatto solo propaganda». L’assessore replica: «Tante Province hanno chiesto fondi per le biblioteche. Sulle competenze che passano da Province a Regioni, e soprattutto sui trasferimenti, lo Stato non fa chiarezza e noi non possiamo agire senza garanzie. Non è escluso che i fondi vengano trovati in futuro, è lo sforzo che la Regione sta facendo».

    Il sistema di prestito gratuito fa viaggiare quasi 2 mila volumi al giorno per le strade orobiche e quando venne fondato, negli anni ‘70, divenne un fiore all’occhiello della Provincia. L’anno scorso l’ente, affermando di non riuscire più a garantire il milione di euro per il servizio, ha passato la palla ai Comuni. Che pure hanno difficoltà di bilancio, quindi lo scenario di un ennesimo taglio alla cultura si è fatto concreto. Via Tasso ha garantito 194 mila euro l’anno, poi dalla Regione è giunta la promessa di aiuti extra per scongiurare l’introduzione della tessera a pagamento per gli utenti. Nel frattempo i Comuni hanno abbattuto i costi del servizio (esternalizzato e razionalizzato, a parità di offerta costa ora 500 mila euro) poi si sono auto-tassati: 30 centesimi ad abitante l’anno per il servizio, più hanno sottoscritto l’impegno di spendere almeno un euro ad abitante l’anno per acquisto di libri (almeno la metà era sotto la soglia). Tutto in attesa del contributo annunciato. Ora, la doccia fredda. «Qualcuno dovrà pagare adesso, altri avevano già messo i fondi a bilancio sperando che poi la Regione avrebbe agito. La cifra ora sarà sottratta ad altri capitoli, come l’invito alla lettura», dice da Albino Andrea Chiesa, ex assessore civico che nel 2013 ha seguito la trattativa in prima persona, per il sistema seriano.Stupito della promessa non rispettata Beppe Pezzoni (ex Pdl, a Treviglio alla guida di una giunta di centrodestra), presidente dell’ambito della Bassa: «I Comuni ritengono che il servizio sia importante e in attesa di quei 300 mila euro l’ambito di Treviglio si era già auto-tassato, non senza difficoltà. Non ho comunicazioni ufficiali dalla Regione, attendo a sbilanciarmi. Aver fatto promesse che non si possono rispettare sarebbe molto negativo». Nessuno, per ora, azzarda. Ma non è escluso, a questo punto, che nel 2015 si ritorni a parlare della tessera a pagamento.

    31 luglio, Corriere della Sera – Bergamo

    «Biblioteche, il Pd critichi il premier»

    «Il Pd continua a fingere di tutelare i territori mentre a Roma è succube del monarca Renzi che sta ammazzando le autonomie locali. Continuano a chiedere alla Regione di aumentare i finanziamenti per soccorrere alle lacune delle Province, province che Renzi e il suo partito stanno cancellando». Così l’assessore regionale alla Cultura, Cristina Cappellini, dopo che il consigliere jacopo Scandella ha definito «tutte bugie» la promessa (che non ha trovato una conferma nel bilancio varato martedì) di 300 mila euro alle biblioteche bergamasche, necessari dopo i tagli ai budget delle Province. «Il Pd non è credibile perché al posto di muovere accuse alla Regione dovrebbe convincere il suo capo Renzi dell’importanza degli enti locali».

    31 luglio, L’Eco di Bergamo 

    Cappellini: «Biblioteche senza fondi per colpa della riforma»

    Botta e risposta tra l’assessore lombardo alla Cultura, Cristina Cappellini, e il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella sul finanziamento al sistema bibliotecario bergamasco. Scandella ha sottolineato che la Regione aveva promesso 300 mila euro che però non si sono mai visti. «L’assessore Cappellini aveva detto che i soldi non erano stati messi nel bilancio di previsione, ma che nell’assestamento ci sarebbero stati». Dopo che il Consiglio martedì ha approvato l’assestamento di bilancio, Scandella accusa: «È un dato di fatto che quei soldi non ci sono e i Comuni dovranno coprire con risorse proprie il delicato passaggio di consegne con la Provincia».

    L’assessore Cappellini ha risposto dicendo che sulle risorse al sistema bibliotecario bergamasco «non si tratta di un no definitivo» ma «alla luce della riforma delle Province e dell’incertezza che ne deriva sulle funzioni delegate, la Regione non ritiene opportuno  procedere in questo particolare e delicato momento allo stanziamento delle risorse solo per una provincia». L’esponente della  giunta attacca il Pd: «Continuano a chiedere alla Regione di aumentare i finanziamenti per sopperire alle lacune delle Province, che Renzi e il suo partito stanno cancellando».