Case della Comunità: in provincia di Bergamo ne servono 55, se ne faranno la metà

Sanità

Novembre 11, 2021

“Nel dicembre del 2020 l’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) invia a Regione Lombardia una valutazione molto dettagliata sui risultati della legge sanitaria del 2015, la cosiddetta ‘Riforma Maroni’, indicando i punti principali su cui intervenire per migliorare. Uno di questi è la scarsa attenzione dedicata in Lombardia alla medicina territoriale, in un contesto organizzativo – quello delle 27 ASST – che garantisce grande attenzione a ciò che succede negli ospedali e nessuna o quasi a tutte quelle strutture e a tutti quei servizi che stanno invece fuori. Dall’assistenza domiciliare ai medici di base, dalle RSA ai Presidi Socio Sanitari Territoriali (Presst), previsti proprio dalla riforma Maroni, ma mai veramente attuati”. Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella, impegnato oggi nel secondo giorno di maratona in Consiglio regionale per discutere la legge di revisione della sanità lombarda.

“Ciò che appare evidente dalla riforma Moratti è che non colmerà questo buco. Le ingenti somme messe a disposizione dal PNRR per le Case della Comunità – che dovrebbero proprio accorciare la distanza tra cittadini e servizi – non bastano, se manca una solida cultura sanitaria territoriale. Servirebbero 500 case della comunità per essere veramente capillari e la Regione ne prevede solo 216 a regime. Nella sola provincia di Bergamo, per esempio, ne hanno previste, per la prima fase, solo 9 e dovrebbero essere 55. E non basterà cambiare l’insegna di una struttura già esistente per creare un servizio che sia davvero di comunità, fatto di medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali, a cui i cittadini possano fare riferimento tutti i giorni dell’anno per 24 ore al giorno. Le case di comunità non devono essere dei semplici poliambulatori, come invece li intende la giunta lombarda”.
“Un esempio bergamasco: fare una sola casa della Comunità a Clusone, dove già oggi c’è un Presst, non migliora significativamente l’offerta di servizi su un territorio molto ampio come quello dell’alta Valle Seriana. E l’Asta del Serio, Castione e l’Altopiano, la Val del Riso? Tutti territori che attendono l’appuntamento della riforma e del PNRR come occasione per vedere più strutture e più operatori. Ma con queste premesse, non succederà niente di tutto ciò e le case della comunità rischiano di essere una grandissima occasione sprecata”.
“In una sanità come quella lombarda, così spinta sulla medicina ospedaliera e sulla competizione tra pubblico e privato, la situazione può cambiare solo con un cambio di mentalità e di strategia, che metta al centro il cittadino, la comunità, le cure primarie e la prevenzione”.

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