Storico ampliamento del parco dei colli di Bergamo. È arrivato l’ok definitivo del consiglio regionale

Montagna

Con la votazione di oggi in Consiglio Regionale è stato, finalmente, approvato l’ampliamento del Parco dei Colli di Bergamo per una superficie totale di oltre 343 ettari nei comuni di Bergamo (258 ettari del Plis Agricolo Ecologico della Madonna dei Campi), Valbrembo (31,6 ettari), Ranica (7 ettari di una porzione del Plis Naturalserio) e Berbenno, con l’integrazione del monumento naturale Valle del Brunone (47 ettari).
“Per quel che riguarda la nostra città, si tratta di un’occasione storica – commenta il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori – primo importante mattone per la costruzione di una cintura verde che abbraccia la città a sud, un polmone verde che renderebbe Bergamo diversa e migliore di altre città. Si tratta del primo vero ampliamento del Parco dalla sua nascita, più di 40 anni fa: un evento davvero significativo, considerando soprattutto che difficilmente si ampliano in modo così evidente parchi urbani e peri-urbani. All’ampliamento del Parco si accompagnerà la futura e imminente acquisizione da parte del Comune degli oltre duecentomila metri quadrati del Parco Ovest, che diverranno nei prossimi anni patrimonio pubblico. Questa area, ora, guadagna una tutela di fondamentale importanza e che rientra, a pieno diritto, nella strategia della nostra Amministrazione verso il 2030, anno in cui Bergamo punta a divenire città carbon neutral. Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per ottenere questo risultato: Leyla Ciagà, Stefano Zenoni, il presidente del Parco dei Colli Oscar Locatelli, ma anche Mariola Peretti, che, da presidente di Italia Nostra, fu la prima a suggerire la soluzione dell’ampliamento del parco.”
“E’ una decisione storica – commenta il consigliere regionale del partito democratico Jacopo Scandella – perché è la prima volta dal 1977 che il Parco dei Colli amplia i propri confini. L’iter è stato lungo: dal dicembre 2018, con l’invio della prima istanza di ampliamento del Parco dei Colli a Regione Lombardia, fino ad oggi sono passati oltre 3 anni ma ne è valsa la pena. L’accorpamento di queste aree rappresenta il primo importante tassello verso la realizzazione di una vera e propria “cintura verde” che abbraccerà a sud la città collegandosi all’ambito collineare e che potrà poi essere inserita nel Parco dei Colli con un successivo e ulteriore ampliamento, per la valorizzazione agricola e ricreativa di quelle aree.”

Esprime grande soddisfazione la deputata del partito Democratico Leyla Ciagà: “Ho sempre creduto in questo progetto che ho portato avanti, prima come assessore all’ambiente del Comune di Bergamo e poi come consigliera del Parco dei Colli. Se pensiamo che nel Plis della Madonna dei Campi si voleva costruire il nuovo stadio, una cittadella dello sport, piuttosto che la sede dell’Accademia della Guardia di Finanza, oggi tutte queste aree diventano parte integrante della Rete Ecologica Regionale e sono messe in sicurezza sul piano ambientale. È stato un lavoro di squadra, sempre supportato dal Sindaco Giorgio Gori, condotto con il collega Stefano Zenoni e con tutto il Consiglio Direttivo del Parco. Oggi si porta a compimento un processo iniziato nel 2009 con la costituzione del Parco Agricolo Ecologico della Madonna dei Campi, grazie alla mobilitazione dei cittadini di Grumello al Piano, del Comitato del PAE e delle associazioni WWF, Legambiente e Italia Nostra che sono state attive anche negli anni successivi con studi, proposte e collaborazioni. Un secondo passaggio decisivo è avvenuto nel 2017 con l’ampliamento del Plis (da 208 a 258 ettari), la cancellazione delle previsioni edificatorie pregresse e la destinazione d’uso a verde agricolo. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo assume grande rilevanza la tutela di un ecosistema naturale – fatto di filari, aree umide, canali, campi coltivati – resiliente al riscaldamento globale e ricco di biodiversità.”
Nella primavera del 2018 anche grazie a un finanziamento di Fondazione Cariplo è stata realizzata un’area umida, subito abitata da uccelli migratori, messe a dimora numerose alberature ed è in corso d’opera la riqualificazione del percorso ciclopedonale in calcestre che collega tra loro i quartieri di Grumello e Colognola dando vita così ad una sorta di parco lineare.
Tutte le informazioni sull’ampliamento

Il PLIS nel Parco dei Colli, inquadramento generale
L’inserimento delle aree del PLIS all’interno del Parco Regionale dei Colli di Bergamo ha l’obiettivo di incrementare e rafforzare il livello di protezione di tale ambito naturale; infatti la sua collocazione in prossimità di tessuti urbani densi e articolati cerca di favorire la fruizione sociale dell’ambiente naturale, riqualificare il territorio senza penalizzare con questo le esigenze di sviluppo, puntando anzi al miglioramento della qualità della vita degli abitanti, contribuendo a ripristinare un rapporto tra uomo e ambiente naturale implementando il tema della sostenibilità ambientale in ambito urbano. Per raggiungere questo duplice scopo, le aree protette sono oggi intese come “luoghi aperti” dove favorire la conoscenza del mondo naturale in modo tale da riacquisire una giusta misura fra l’approccio utilitaristico e quello di salvaguardia.
Il PLIS ha complessivamente un’estensione territoriale di circa 258 ettari e comprende aree prevalentemente agricole del comune di Bergamo collocate geograficamente fra i quartieri di Colognola (nord-ovest) e Grumello (nord -est) del capoluogo bergamasco e i tessuti urbanizzati dei comuni di Lallio (ovest), Stezzano (sud-est) e Azzano San Paolo (est). I fenomeni urbanizzativi hanno fortemente influenzato il territorio del capoluogo e dei comuni confinanti. Le aree del PLIS hanno un elevato valore poiché rappresentano un ultimo presidio agricolo rimasto pressoché intatto nonostante la pressione antropica determinata dall’espansione di aree residenziali e commerciali e dalla realizzazione di una fitta rete infrastrutturale. Queste ultime incidono fortemente sul territorio del PLIS comportando problemi di frammentazione delle aree e criticità sulle componenti ambientali, ecologiche e dell’assetto paesaggistico. Le aree comprese nel PLIS sono per lo più adibite ad agricoltura meccanizzata (prevalentemente per la coltura di mais e di seminativi da foraggio) con scarsa presenza di vegetazione arborea e arbustiva principalmente localizzata nelle formazioni ripariali lungo i corsi d’acqua e lungo la rete delle connessioni campestri e stradali formando filari e siepi ai bordi dei percorsi.
A scala locale e territoriale, nella logica delle connessioni ambientali ed ecologiche con altre aree naturali protette, attualmente istituite e riconosciute, il PLIS si pone in prossimità alle seguenti aree protette:
Parco Regionale dei Colli di Bergamo e SIC Boschi dell’Astino e dell’Allegrezza (nord);
Parco Regionale del Fiume Serio e il PLIS Parco del Serio Nord (est);
PLIS del Rio Morla e delle Rogge (sud), comprendente ulteriori aree agricole del Comune di Stezzano;
Parco Regionale dell’Adda Nord, PLIS del Basso Corso del Fiume Brembo e il PLIS della Gera d’Adda (ovest).
Grande rilevanza ambientale è rappresentata dalla componente idrogeologica costituita da un fitto sistema di rogge e dalla presenza dei principali fiumi Serio, Brembo e Adda. lungo i quali si sviluppano gli omonimi parchi.

Il PLIS, breve excursus storico
L’ambito territoriale compreso nel perimetro del PLIS è circondato dai nuclei storici di Colognola al Piano e di Grumello al Piano, borghi rurali fortificati di origine medievale, e dai centri maggiori di Azzano San Paolo e di Stezzano i quali si trovano rispettivamente sulle direttrici storiche Bergamo-Zanica-Urgnano e Bergamo-Levate-Verdello. Nel periodo medievale, l’incertezza politica e le lotte di fazione causarono l’abbandono di villaggi e la formazione di luoghi fortificati. Attorno alle fortificazioni si svilupparono gli abitati storici di Stezzano, Azzano San Paolo, Colognola al Piano e i sedimi fortificati posizionati in siti strategici come avvenne per Grumello al Piano. Dentro le mura, protette da fossato, si salvaguardavano case e strutture rurali, con animali e prodotti e invece fuori dalle mura i lavoratori masserizi e stagionali coltivavano le campagne circostanti. La relazione tra centri urbani fortificati e insediamenti sul territorio permane e si sviluppa nel corso dei secoli soprattutto adattandosi alle nuove colture (ad esempio il mais) che modificarono il paesaggio agrario e le strutture rurali, le quali, tra il XVII e il XVIII secolo, cominciarono a dotarsi di ampi portici. Le fortune economiche dei proprietari terrieri, incrementatesi soprattutto grazie alla diffusione della bachicoltura e dell’attività serica, incideranno sulla nuova immagine dei centri abitati. Emblematica è la costruzione delle ville neoclassiche a Stezzano, che, ubicate oltre il limite del fossato aprono il borgo verso la campagna circostante. Ad esso si accompagna un cospicuo investimento nella terra che produce profonde trasformazioni in molti complessi rurali quali le cascine Fornace e Colombaja e il bell’esempio della vicina cascina Morlani.
L’avvento della tecnologia nel settore agricolo, l’apertura all’allevamento di bestiame da latte, le modifiche nei rapporti proprietà-contadino e il progressivo ridimensionamento dell’agricoltura a favore della nascente industria, incideranno sull’evoluzione della rete agricolo-territoriale. La continua evoluzione del settore agricolo e delle esigenze abitative ha portato da un lato all’ampliamento degli insediamenti rurali, attraverso la realizzazione di nuovi corpi per il bestiame e per la fienagione (cascina Cassinetto, Cascina Morlana), dall’altro all’incremento della richiesta di abitazioni per strati occupazionali differenti dal mondo rurale nel corso del XX secolo, in particolare dal secondo dopoguerra. Questi fenomeni portano all’espulsione delle attività agricole dai centri urbani, con la conseguente conversione delle tipologie a corte esistenti in complessi residenziali. Tale conversione interessa in parte anche i nuclei rurali disposti sul territorio (Cascine Costantina, Colombaia e Fomace) snaturando i caratteri architettonici e creando nuovi modelli abitativi. La scomparsa del complesso della Grumellina è un esempio di tale conversione, a discapito delle logiche di tutela e salvaguardia. Nelle aree del PLIS si trovano diverse tipologie di edificazioni rurali: dalla cascina con colombera, alla casa con fornace per mattoni; dalla semplice casa masserizia organizzata attorno alla corte, alla casa di campagna padronale con i corpi rurali adiacenti.

Aspetti naturalistici
Il paesaggio vegetale del territorio del PLIS, come quello dell’alta pianura bergamasca a sud di Bergamo, di cui fa parte, è costituito da un mosaico di ambienti: campi, siepi, giardini, parchi, margini stradali, incolti, rudereti e discariche, ed altro ancora, caratterizzati da distinte condizioni edafiche, climatiche ed antropiche, che hanno generato specifici consorzi vegetazionali. Le siepi ripariali che seguono il corso delle rogge che attraversano il territorio del PLIS, svolgono la funzione di sostenere le rive dei corsi d’acqua. Alberi ed arbusti proteggono le sponde, consolidano il fondo con il loro fitto apparato radicale ed evitano che il letto delle rogge venga eroso con conseguenti problemi di funzionalità delle reti idriche. Lo scorrimento dell’acqua determina effetti microtermici, che permettono “accrescimento di specie tipiche degli ambienti freschi e umidi. L’andamento lineare delle siepi ripariali e la loro scarsa profondità, raramente superano tre, quattro metri di ampiezza, favorisce l’insediamento di specie tipiche di luoghi luminosi e asciutti che crescono rigogliosi lungo i bordi.
Il torrente Morletta costeggia, a ovest, il parco per un lungo tratto, per poi attraversalo decisamente, creando, assieme alla roggia Morlana, uno degli ambienti più naturali del parco. Le sponde sono colonizzate da una coltre arborea disomogenea: in alcuni tratti la cortina vegetale è ampia qualche metro, in altri risulta quasi completamente rimossa. La coltre arborea del Morletta prosegue oltre i confini del territorio del Parco connettendo i territori dell’hinterland della città di Bergamo a quelli della bassa pianura bergamasca. L’asta del Morletta e la vegetazione che l’accompagna fungono da corridoio ecologico di primo livello perla fauna provinciale e costituisce un importante asse longitudinale della rete ecologica della pianura bergamasca.
Gli ambienti rurali tra Bergamo, Colognola del Piano, Azzano San Paolo, Stezzano, Dalmine e Lallio sono caratterizzati da un insieme eterogeneo di campi sarchiati, coltivati a mais, a soia o a colza, di poderi seminati a cereali, a erba medica e, sempre più rari, di terreni coltivati a prati polifiti. Nei pressi dell’abitato e lungo la linea ferroviaria sono coltivati piccoli appezzamenti ad orto. Altro connotato distintivo delle aree agricole del parco agricolo-ecologico, sono le siepi ripariali che corredano il reticolo idrografico minore e la Morletta, e le siepi su scarpate morfologiche che rimarcano l’antico alveo del Morletta.
Questi ambiti raccolgono, al loro interno, una vegetazione semi-naturale che conserva le specie di maggior pregio naturalistico. Le siepi raccolgono al loro interno una vegetazione semi-naturale e costituiscono gli ambiti vegetali più prossimi alla naturalità e quindi meritevoli di azioni finalizzate alla conservazione, valorizzazione e ampliamento.
Le siepi ripariali presentano una ricchezza faunistica e floristica paragonabile a quella di un bosco, ma la raccoglie in una superficie lineare di pochi metri quadrati. Esse, infatti, pur occupando una ridotta superficie, sono portatrici, rispetto ad altri ambiti (boschi, coltivi, verde urbano, ecc.) dei più alti valori di qualità per unità di superficie territoriale dimostrandosi un concentrato di biodiversità.

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