• Pirellone, la busta paga della discordia

    Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo: "Pirellone, la busta paga della discordia"

    Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo: “Pirellone, la busta paga della discordia”

    Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 07/05/2013:

    Pirellone, la busta paga della discordia. 

    Per un mese e mezzo 16 mila euro netti. Ora arrivano i tagli, ma non c’è intesa. Da giugno tetto di 11.100 lordi. Pdl: costeremo metà dei predecessori. L’opposizione: non basta. Il nodo di voci esentasse.

    Il bonifico scatta e c’è chi serenamente ammette: «Mi è venuto un colpo». Euro sedicimila. Netti. Jacopo Scandella, neoeletto in Regione quota Pd, con i suoi 25 anni è il secondo consigliere più giovane al Pirellone e a quello stipendio ancora non ci crede, poco importa se «mi hanno spiegato – dice – che è così perché riguarda un mese e mezzo di attività, perché non sono incluse alcune addizionali. Resta altissimo. Sinceramente, mi sono vergognato».
    Il 27enne Dario Violi, del Movimento 5 Stelle, quella busta l’ha pubblicata online: «Mi son detto: lo sappiamo che i costi della politica sono alti, ma così…». In quota a gruppi diversi, entrambi stanno accantonando parte dello stipendio con l’intenzione dichiarata di restituirlo. Violi si muove in sinergia con gli altri grillini, Scandella per ora in solitaria. «Anche se – punzecchia un altro under30 dell’aula, il pidiellino Alessandro Sorte – non hanno ancora fatto nulla, perché serve un fondo specifico, alla cui istituzione stanno lavorando non loro ma il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo. Qui qualcuno ama fare demagogia. Io guardo i fatti: costeremo a breve la metà dei nostri predecessori…». Per tutti, centrodestra e centrosinistra, novità sono infatti in arrivo: entro giugno una sforbiciata sulle indennità dovrà essere compiuta. E se oggi il mensile dell’eletto (dati del Consiglio alla mano) si aggira su 8.500 euro lordi in indennità più 5.800 netti fra diaria, forfait di missione e affini, senza considerare rimborsi viaggio e di rappresentanza, fra due mesi si dovrà stare sotto 11.100 euro lordi, tutto incluso.

    È questo il tetto previsto dalla legge (nazionale), anche se nessuno vieta di scendere ulteriormente: al Pirellone, proprio in concomitanza con l’arrivo della prima (lauta) busta paga, il dibattito impazza. Un gruppo di lavoro guidato dall’assessore all’Economia Massimo Garavaglia, presenti tutti i partiti, deve decidere come recepire il diktat: si è riunito ieri, le posizioni restano distanti.
    Il tema della riduzione dei costi della politica è stato un cavallo di battaglia pressoché bipartisan in campagna elettorale. In Regione, però, lo slancio deriva in realtà da una norma nazionale: la 213, varata dal governo Monti, impone la cura dimagrante pena l’annullamento dell’80% dei trasferimenti statali. Da marzo a oggi alcune novità ci sono state (il rimborso chilometrico casa-Pirellone per gli eletti, che andava da 340 euro a 4.500 mensili per i più distanti, non è stato corrisposto e le spese di funzionamento dei gruppi sono abbattute del 70%): ora tocca alla patata bollente, fra indennità e diaria. Una proposta sul tavolo è quella della giunta: indennità lorda di 6.600 euro e forfait rimborso – non è tassato – a 4.500. I grillini non ci stanno: «Per noi bastano 5 mila euro lordi e i rimborsi in base a un rendiconto effettivo. Non voteremo nulla di diverso», dice Voli.

    Anche Scandella ha una sua idea: «Restare appiccicati alla quota imposta dalla legge è una cosa che non condivido, spero che il mio gruppo la pensi come me. La legge 213 non va vissuta come una zavorra ma come opportunità per cambiare registro». Roberto Bruni, che fa parte del gruppo di lavoro con la lista Ambrosoli, è per una riduzione maggiore: «Posto il riconoscimento della dignità di questo incarico, si dovrebbe fare un po’ di più di quanto dice la legge. Mantenere alta la quota non tassata fa passare un brutto messaggio. Altrove ci sono casi da cui trarre spunto: l’Emilia Romagna ha optato per 6.100 euro lordi di indennità a 2.200 euro in rimborsi». Ma la fumata bianca è lontana. «La proposta della giunta a me invece sembra adeguata – commenta Sorte -, l’abbattimento delle spese, fra cui vitalizio e tfr, c’è stato. Ai grillini non basta? Vedo che a differenza di quanto detto all’inizio, ora accettano una forma di rimborso. Ed equiparare la Lombardia a Regioni che hanno la metà degli abitanti non è giusto». E la Lista Maroni, in un comunicato: «I grillini fanno demagogia e dimenticano che siamo stati noi a proporre per primi la soppressione dei rimborsi ai gruppi». Sul fronte Lega, reazioni attendiste: «Non abbiamo ancora affrontato la questione – dice Roberto Anelli, già sindaco di Alzano -: per valutare se la proposta sia coerente bisognerebbe conoscere le voci di spesa dell’attività, ma per noi appena eletti è ancora un po’ presto». Anche lui, però, ammette: «La prima busta paga mi ha lasciato esterrefatto». La vexata quaestio comunque resta: taglio in arrivo sì, ma quanto?

     

    Anna Gandolfi