• Primi cento giorni di Maroni in piena continuità con Formigoni

    Alfieri (PD): primi cento giorni di Maroni in piena continuità con Formigoni

    * Per cambiare davvero quattro proposte del PD * 

    Maroni è ossessionato dalla discontinuità da Formigoni come da Bossi, ma i primi cento giorni di governo in Regione sono in perfetta continuità con il predecessore. I modi sono diversi, ma sui ticket sanitari come sulle nomine non c’è differenza rispetto al ventennio formigoniano”. Lo dichiara il capogruppo e coordinatore politico del PD in Regione Alessandro Alfieri, commentando i primi cento giorni di Roberto Maroni alla guida della Regione.

    “In Regione – ha aggiunto Alfieri – abbiamo finora approvato solo quattro leggi: sui tagli ai costi della politica c’è stato il lavoro dei gruppi consiliari, le altre tre sono rinvii, proroghe, promesse di future riforme. Intanto della macroregione non si sente più parlare e il 75% di tasse da tenere in Lombardia è diventato la madre di tutte le scuse per le promesse non mantenute”.
    “La vera svolta in Lombardia parte da quattro azioni su cui il PD ha proposte già sul tavolo: la riforma dei ticket sanitari in senso proporzionale al reddito e con esenzioni fino a 30mila euro; contributi alle imprese non dispersi in mille rivoli, com’è ora, ma concentrati su pochi bandi, semplici, accessibili e poco burocratizzati, con una quota riservata alle piccole e medie imprese; un rimborso a tirocinanti e praticanti di 400 euro al mese e servizi per l’impiego premiati in base alla capacità di trovare lavoro, non sul numero di corsi attivati; una legge per fermare il progressivo e inesorabile consumo di territorio; più risorse per i comuni attraverso il patto di stabilità territoriale, per liberare risorse in favore delle piccole e medie imprese lombarde e migliorare i servizi dei comuni. Su questi temi sfidiamo Maroni”.
    Anche il vice capogruppo Enrico Brambilla è sulla stessa linea: “La continuità con il passato è nella scelta di una politica degli annunci. Lo faceva Formigoni e Maroni, continua su questa strada. I numeri hanno solo il sapore degli annunci, ma dietro c’è poca concretezza. Maroni parla di un miliardo per le imprese? Non sono altro che il riutilizzo di soldi del passato, di nuovo c’è ben poco. Nell’assestamento di bilancio per il 2013 ci sono solo 8,2 milioni di euro per l’insediamento di nuove attività e 3 milioni per ricerca e innovazione”.
    Pungente Fabio Pizzul: “altro che Lombardia in testa: si potrebbe dire che la Lombardia batte in testa, come un vecchio motore. Era vera la prima cosa che Maroni ha detto quando è stato eletto: abbiamo salvato la Lega. Era quella la sua vera preoccupazione”.

    Di seguito la nota stampa con numeri e proposte:

    I primi 100 giorni della Giunta Maroni

    Il bilancio dei primi cento giorni della giunta Maroni non è positivo: la svolta promessa non c’è stata, il nuovo corso è la continuazione di quello formigoniano. Si sono solo invertiti i rapporti di forza, da PDL Lega a Lega PDL. Ecco come:- Hanno approvato un piano regionale di sviluppo in continuità con Formigoni

    • Sanità: avevano promesso di abolire i ticket, ma ne hanno introdotti di nuovi sulle prestazioni specialistiche su cui hanno dovuto fare marcia indietro
    • Nomine: continua la logica spartitoria e le competenze sono un criterio secondario, vedi i casi di Simini e Abelli
    • Nemmeno la macroregione fa passi avanti, non un solo atto è stato compiuto in quella direzione

    I provvedimenti assunti dalla giunta non sono incisivi. Fino ad ora sono state approvate solo quattro leggi: a parte quella sui costi, uscita da un confronto tra le forze politiche e che non tocca i costi della Giunta, sono state approvate una una proroga di un anno (PGT), una è una moratoria di sei mesi (centri commerciali), l’altra è un prolungamento di commissariamenti fino a fine anno (ALER). Le ultime due rimandano a future approvazioni di altre leggi. Non proprio una partenza da Formula Uno.

    Sui Ticket, come come su ogni altra iniziativa mancata l’amministrazione Maroni invoca il traguardo futuro del trasferimento del 75% delle tasse pagate dai lombardi nelle casse della Regione: quella del 75% da grande promessa elettorale sta diventando la madre di tutte le scuse.

    La vera svolta in Lombardia può avvenire con quattro interventi che il PD propone. Se Maroni davvero vuole cambiare attui queste proposte.

     

    1. Sanità: più equità per i cittadini lombardi
    L’abolizione dei ticket sanitari è stata una delle promesse della Lega prima e durante la scorsa campagna elettorale. Ad oggi la Lombardia, tra le regioni con i conti in ordine, è quella che fa pagare di più i ticket sanitari ai suoi cittadini e nulla è migliorato con la gestione Maroni/Mantovani. Non hanno ancora messo mano alla compartecipazione sanitaria, hanno confermato il tetto di reddito a 27.000 euro per i disoccupati – che fino allo scorso anno erano esenti da ogni ticket – ed hanno solo congelato per sei mesi i nuovi ticket per le prestazioni chirurgiche a bassa intensità (55 interventi ambulatoriali) che dal 1 gennaio 2014 scatteranno per i lombardi.
    Senza una riforma i lombardi nel 2013 sborseranno per i ticket 745 milioni di euro, una cifra in costante crescita nonostante la crisi.
    265 milioni vanno per la compartecipazione sui farmaci, 20 in più dello scorso anno, a carico dei cittadini indipendentemente dal loro reddito. Sono infatti esenti solo i minori di 14 anni, gli invalidi, i disoccupati e i pensionati a basso reddito familiare, malati con patologia cronica).
    480 milioni vanno invece per i ticket su visite ed esami, appesantiti a partire dal 2011 dal superticket alla lombarda, modulato non per reddito ma per complessità della prestazione. Un esame importante costa al cittadino 66 euro, per chi ha la barca come per chi ha solo la bicicletta.
    È necessario alleggerire le famiglie con redditi più bassi da questa spesa perché le cure devono essere garantite alla stessa maniera anche alle fasce più deboli. Ci sono molte regioni con bilanci sani che hanno scelto di aiutare i più deboli da tempo e hanno dimostrato che la loro strada è percorribile. Gli altri concittadini della Macroregione, anche senza il 75% di tasse, godono di un trattamento più equo:
    – In Piemonte, in aggiunta all’esenzione per patologia, tutti i cittadini con reddito familiare inferiore ai 36.150,00 euro non pagano alcun ticket sui farmaci.
    – In Veneto, in aggiunta all’esenzione per patologia, per i ticket sui farmaci viene utilizzato l’indicatore di reddito ISEE e il limite è di 12mila euro (es: famiglia di 3 persone con reddito lordo di 28mila euro, famiglia di 2 persone con reddito lordo di 20mila euro); il superticket su visite ed esami è rimodulato per reddito: pagano 5 euro aggiuntivi per ogni ricetta di specialistica ambulatoriale, (fino ad 8 prestazioni) i soggetti non esenti appartenenti a nuclei familiari con reddito inferiore a 29.000 euro, per coloro che hanno un reddito familiare superiore a 29.000 euro la cifra aggiuntiva è di 10 euro a ricetta.

     

    Il Pd propone di rendere i ticket meno iniqui:
    Esenzione totale per redditi familiari fino a 30mila euro, e progressività in tre fasce di reddito successive (farmaceutici: massimo di 2€ per ricetta per redditi fino a 70.000€, di 4€ fino a 100.000€, di 6€ oltre 100.000€; superticket: 5 euro a ricetta per i redditi familiari lordi fino a 70mila euro, 10 euro fino a 100mila euro, 15 euro oltre i 100mila euro.

    2. Imprese e lavoro: meno burocrazia, più rispetto per chi produce
    La Regione ha in campo, in totale, ben 240 misure di finanziamenti e contributi ma le aziende, soprattutto quelle più piccole, non ne hanno beneficio. Una ragione è il peso della burocrazia, che secondo la CGIA di Mestre costa alle imprese lombarde 3 miliardi di euro, 3,4 miliardi secondo Confartigianato Lombardia. È un fatto che le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del nostro tessuto produttivo, spesso preferiscono rinunciare ai finanziamenti e ai contributi regionali, perché non possono impegnare per giorni un dipendente a compilare moduli e a seguire l’iter, o non ritengono di pagare a un consulente esterno un terzo della cifra che eventualmente prenderebbero. Ma la Regione non se ne accorge, perché come ha rilevato il Comitato dei controlli, troppi sono i bandi nei quali non sono previsti sistemi di verifica dell’efficacia degli obiettivi, e in alcuni casi nemmeno gli obiettivi sono identificati con chiarezza.
    La Regione concentri i contributi su quattro grandi aree, per l’innovazione, l’internazionalizzazione, imprenditorialità giovanile e femminile, ricerca a sviluppo. Una quota di almeno il 50% delle risorse sia riservata alle piccole e medie imprese, con procedure semplici e davvero accessibili.

    Per i giovani lombardi il passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro avviene sempre più attraverso tirocini e praticantati. Molti, troppi, sono gli abusi e migliaia di giovani si trovano a lavorare per mesi e anni gratuitamente nella speranza di tramutare l’esperienza in azienda o in studio professionale in contratto di lavoro.
    A ogni tirocinante e ad ogni praticante sia riconosciuto un contributo per le spese sostenute di almeno 400 euro mensili di cui 200 a carico della Regione.

    Per la formazione dei disoccupati e dei giovani in cerca di lavoro occorre superare la logica delle doti e dei voucher.
    I centri di formazione e i servizi per l’impiego, anche in collaborazione con gli enti privati, devono prendere in carico le persone che necessitano di adeguata formazione e devono essere premiati sulla base delle effettive collocazioni o ricollocazioni, non solo dei corsi attivati.

    3. Stop al cemento: subito una legge sul consumo di suolo
    La Lombardia è la regione più cementificata d’Italia. I dati parlano chiaro: si consumano al giorno 140.000 metri quadrati di territorio (dati Legambiente 2012). Da un paio di anni, la superficie agricola utilizzata è scesa inesorabilmente sotto la soglia del milione di ettari (rapporto Ispra 2012). La Lombardia vanta anche la provincia più urbanizzata d’Italia, quella di Monza-Brianza, l’emblema del fallimento delle politiche urbanistiche del centrodestra che ha governato negli ultimi vent’anni.
    Il Gruppo regionale del Pd ha presentato un progetto di legge, ancora a ottobre scorso, che introduce degli strumenti di modifica alla legge urbanistica regionale, la 12 del 2005, volti a frenare la progressiva urbanizzazione del territorio. Ecco i punti focali:
    – l’utilizzo in via prioritaria delle aree dismesse, abbandonate e degradate, da individuare obbligatoriamente nei Piani generali del territorio, e, per favorire il riuso, oneri di urbanizzazione più gravosi nel caso di consumo di superficie agricola, che porta un danno non solo al territorio e all’ambiente, ma anche a un settore produttivo di primaria importanza per la Lombardia;

    – destinazione di parte di questi oneri per interventi di compensazione ecologica a verde oppure per interventi di riqualificazione dei centri storici o dei quartieri in stato di degrado;

    – introduzione delle soglie percentuali massime di consumo di suolo da individuare dal rapporto fra ciò che è urbanizzato e l’estensione territoriale del Comune/Provincia/Regione;

    – ogni metro quadro di nuova costruzione sia compensato da un metro quadro di terreno restituito al verde, attraverso la compensazione ecologica preventiva comunale.

    L’anarchia legislativa ha permesso che in questi anni si verificassero anche episodi di malaffare. Al nuovo Governo regionale chiediamo di mettere un freno a questa deriva con decisioni definitive che vadano oltre le chiacchiere. Noi siamo pronti a fare la nostra parte.

     

    4. Patto di stabilità territoriale: più coraggio e più risorse
    I Comuni Lombardi nel solo 2012 hanno contribuito al risanamento delle finanze pubbliche per 2 miliardi, grazie a una gestione spesso oculata delle risorse. Al momento hanno in cassa un miliardo di euro pronto per pagare lavori grandi e soprattutto piccoli, utili al cittadino, ma hanno capacità di spesa fortemente limitate dal patto di stabilità.
    La Regione, con il sostegno determinante del Governo, ha messo in campo il patto di stabilità territoriale, che dà ossigeno ai comuni e permette loro di spendere risorse che altrimenti non possono utilizzare. Ma non basta: sui 160 milioni destinati ai comuni per il 2013 la Regione ne mette solo il 26,7, il resto viene dal governo. Non mette un euro in più dello scorso anno, nonostante dal 2013 siano ammessi ai benefici del patto anche i comuni minori, con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, a cui va la metà del totale stanziato.
    I comuni chiedono disponibilità per circa un miliardo, ma la metà dei 160 milioni va ai comuni piccoli e piccolissimi, mentre i centri maggiori potranno soddisfare meno del 10% delle loro richieste (80 milioni su 845 richiesti).
    Regione Lombardia deve mettere più risorse con un’attenzione particolare di centri grandi e medie dimensioni, che sono i più in sofferenza con questo tipo di applicazione.

    Milano, 4 luglio 2013