• Rassegna stampa (11-25 agosto 2014)

    12 agosto 2014, Corriere della Sera – Bergamo, pag. 2/3, articolo di Anna Gandolfi 

    Cave, il far west si sposta nei campi

    Dopo i falsi laghetti, nuovo business dalle bonifiche agricole per livellare i terreni L’ultima richiesta: via l’equivalente di 40 impianti da calcio. Boom nella Bassa

    C’erano una volta i laghetti, belli e artificiali, amati dai cultori della pesca sportiva e da quelli — visione più recente, molto legata al business — della rivendita di ghiaia e sabbia che la creazione delle pozze garantisce. C’erano e fiorivano, punteggiando soprattutto la Bassa, tra Torre Pallavicina e Pumenengo, fino a Treviglio, pronti a tamponare l’agonia di un piano cave che compie dieci anni ma è appena ripartito da zero, dopo aver messo a segno un record nazionale di ricorsi al Tar (oltre 40). C’erano, i laghetti come cave camuffate. Oggi non ci sono più, o quasi: individuato il fenomeno i Comuni si sono allarmati e la Regione ha imposto paletti, scoraggiando l’escamotage. Ma il business della sabbia resta tale, anche perché le grandi infrastrutture avanzano con la loro fame di materia prima. Risultato? Il far west trasloca armi e bagagli nei campi.

    Il termine è «bonifica agricola», consiste nel raschiare la parte più profonda di un terreno (pietrosa) dopo avere scoperchiato e accantonato quella superficiale (coltivabile), che a procedura conclusa verrà riposizionata. La bonifica nasce in origine per rendere più produttiva la terra, oppure per livellarla rendendola più agevole per i mezzi agricoli. Non è una pratica nuova. Oggi, però, si registra un boom di richieste. Il discrimine è fissato per legge: scavi fino a 500 metri cubi per ettaro — in media, significa 5 centimetri di profondità — vengono esaminati per il via libera dai Comuni, oltre — in genere le richieste si aggirano sul metro — si passa alla Provincia, con un iter che include pareri regionali. In Via Tasso oggi cinque richieste risultano in istruttoria (Romano, Urgnano, Pumenengo, due a Torre Pallavicina) due sono appena state autorizzate (a Calcio), almeno tre cassate dall’ente nell’ultimo anno (ad esempio, Zanica). «Un numero molto alto. In passato non c’era questo fenomeno», confermano dagli uffici provinciali.

    L’allarme arriva dal Wwf: «Le bonifiche, per loro natura, richiedono perizie agrarie ma non valutazioni ambientali specifiche. Ecco perché — spiega Antonio Galizzi, che per l’associazione segue il comparto ed è consulente di numerose amministrazioni comunali — si registra oggi una crescita esponenziale delle pratiche. Non sono illegittime, salvo che spesso si va ben oltre i metri cubi autorizzati. Le sanzioni sono salatissime, i Comuni devono controllare, ma non è facile: il personale degli enti è sempre meno». Il problema è anche burocratico: il piano cave è arenato da tempo — la nuova bozza è sottoposta a osservazioni —, ma le infrastrutture, come Brebemi in passato, o oggi l’alta velocità ferroviaria, rendono pressante la richiesta di materiali. «Così, visto che creare laghetti è più difficile, nel settore ecco che qualcuno percorre la nuova, lucrosa strada — aggiunge Galizzi —. I cavatori e gli agricoltori fanno richieste ma, se si verificano abusi, rischia l’agricoltura, l’ambiente e anche la catena alimentare».

    Il Pd, in Regione, ha depositato un’interpellanza in cui si chiede conto del fenomeno al galoppo: citati nel testo anche i casi di bonifiche agricole per 100 mila metri cubi di materiale da estrarre a Calcio e altri 200 mila a Torre Pallavicina (ma per queste ultime dal Pirellone è appena arrivato un primo diniego) . Ipotizzando un metro di escavazione, solo in questi due paesi, e solo viste le ultime domande, le aree interessate arriverebbero a oltre 40 campi da calcio. Ipotizzando scavi da 5 centimetri, i campi da calcio sarebbero 800. Un paragone teorico, che però rende l’idea dell’impatto. Tra i firmatari dell’interpellanza, il bergamasco Jacopo Scandella: «Nel vuoto del piano cave, o per la fame di affari, si minaccia ancora di più il territorio. Non è così per ogni bonifica, ovvio. Ma i numeri sono ormai molto alti. Le cave camuffate — dice — ci sono e ci allarmano. Chiediamo verifiche e regole certe».

    Una preoccupazione condivisa anche dalla Coldiretti che, con il presidente orobico Alberto Brivio, definisce «anomale» le cifre delle domande. «Le dimensioni citate, anche dall’interpellanza, sono rilevanti e il fenomeno è nuovo — chiosa Brivio —. Chi ha presentato le domande non è nostro associato o non l’ha fatto chiedendo pareri ai nostri uffici: serve massima attenzione perché il piano, dopo lo scavo, venga ripristinato perfettamente. Se ciò non accade, la stessa agricoltura risulta minacciata». E, nella Bassa, dove le richieste di scavi nei campi si moltiplicano, un nuovo fronte si apre.