• Rassegna stampa settimanale

    28 agosto 2014, Il Corriere della Sera – Bergamo, pag. 3

    Per l’elezione del presidente Matteo Rossi ormai in pole. Ma Gori punta al Consiglio

    E Pezzoni tramonta anche in Forza Italia a Treviglio

    Giorgio Gori in Provincia. Non da presidente, come qualcuno nel Pd auspicherebbe ancora oggi, ma da consigliere con delega alla città metropolitana: più che un’ipotesi si tratterebbe, ormai, di un obiettivo del Partito Democratico, che sembra aver trovato la quadra in vista delle elezioni del consiglio provinciale, in versione riformata. Quanto al candidato presidente, il nome è quello sul tavolo da un pezzo, salvo sorprese dell’ultima ora che sembrano escluse: Matteo Rossi, responsabile regionale degli Enti locali per il partito, ex consigliere provinciale, già a suo tempo segretario cittadino dei Ds e consigliere comunale nel suo paese, Bonate Sopra.

    Decisione non scontata, nel Pd, quella di puntare su Rossi. Dopo il deciso passo indietro del segretario provinciale del partito Gabriele Riva, sindaco di Arzago d’Adda, ancora ieri non mancavano indiscrezioni su figure di spicco dei Democratici – su tutti Sergio Gandi e Elena Carnevali — pronte a puntare su Giorgio Gori e su una nuova visione della Provincia: non un territorio a parte, rispetto alla città, ma un territorio che nella città deve trovare un cuore pulsante, un richiamo quindi a una grande area metropolitana o alla Grande Bergamo di recente memoria, auspicata e mai decollata negli anni scorsi. Ma all’interno dello stesso partito – in particolare con gli altri due deputati, Giovanni Sanga e Antonio Misiani – non sono mai mancate nemmeno le perplessità su Gori, o meglio sul rischio che, in caso di elezione a presidente della Provincia, ogni sua decisione a Palazzo Frizzoni possa essere strumentalizzata dagli avversari in via Tasso, confondendo i due piani.

    La quadra è stata trovata negli ultimi giorni, anche dopo un serrato confronto tra il sindaco di Bergamo e Matteo Rossi. Ieri sera, all’assemblea provinciale del partito al Mutuo Soccorso, il primo cittadino ha annunciato la sua candidatura nel listone di centrosinistra per il consiglio provinciale. Con lui, da Palazzo Frizzoni, staccherà probabilmente un nuovo biglietto per via Tasso anche Alberto Vergalli.

    Matteo Rossi, dal canto suo, ha atteso l’assemblea al Circolino della Malpensata, sorseggiando una birra. Poi, di fronte al partito schierato, ha ribadito il punto cardine del suo programma: «Io propongo una fase costituente per la nuova Provincia e per capire come i sindaci e i territori possono essere rappresentanti al meglio». Ma il malumore, comunque, continua a non mancare. Ieri sera il consigliere regionale Jacopo Scandella ha sottolineato come, nel merito delle candidature, nel partito non ci sia stato alcun confronto reale.

    Intanto nel centrodestra i candidati papabili restano due, non tesserati: i sindaci di Treviglio e Albino Giuseppe Pezzoni e Fabio Terzi. Il primo è stato lanciato in pista da esponenti leghisti e azzurri della sua Giunta. Il secondo si è messo a disposizione a sorpresa martedì con la benedizione di Forza Italia. Una discesa in campo, sostengono i bene informati, per mettere i bastoni tra le ruote a Pezzoni che martedì stava trattando l’appoggio della Lega ed è invece in rotta con azzurri e Ncd dopo l’affare Uniacque. Un accordo già difficile, visto che ufficialmente il Carroccio, per scelta del segretario Matteo Salvini, non avrà un candidato presidente proprio. E ora c’è anche la candidatura di Terzi. A indebolire ulteriormente Pezzoni è stata la notizia, di ieri, che non tutto il centrodestra di Treviglio è con lui. «Come trevigliese auspico che per la candidatura sia alla presidenza, sia al consiglio della nuova Provincia possa toccare a qualcuno del nostro territorio — spiega Paolo Melli, capogruppo di Forza Italia i in Consiglio comunale — ma da uomo di partito sono convinto che l’ultima parola spetti al partito e che tutti gli aderenti a Forza Italia ne rispettino le scelte. Io mi muoverò in questo senso».


    2 settembre 2014, L’eco di Bergamo, pag. 34, articolo di Elisa Riva 

    Il ministro Lupi: «Ora si può partire coi lavori». Esultano i nostri politici: grande risultato

    «Finalmente con questo intervento la Lecco-Bergamo potrà partire e potrà essere realizzata completamente»: parola del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che pochi giorni fa ha firmato il cosiddetto «Sblocca Italia». Tra le varie opere interessate dal  decreto, per l’appunto l’infrastruttura viaria di collegamento tra il capoluogo orobico a quello lecchese.

    «Sarà tutta completata». «Conosco bene la realtà sociale ed economica sulla quale interviene quest’opera – commenta il  Ministro Maurizio Lupi –. La mancata copertura finanziaria dei lotti che assicurano il collegamento Lecco-Bergamo avrebbe  portato al blocco dei lavori su un asse portante della regione Lombardia, per il quale avevamo già assegnato risorse per circa 140 milioni di euro. Ora si potrà realizzarla integralmente». Il ministro del Nuovo centro destra sottolinea lo sforzo del documento  passato nello scorso Consiglio dei ministri di venerdì: «Nello Sblocca Italia abbiamo individuato opere realmente necessarie e che fossero immediatamente cantierabili, in modo da produrre subito quegli effetti positivi sull’economia e sull’occupazione che faranno ripartire il Paese. La Lecco-Bergamo è una di queste opere». Soddisfatti anche i consiglieri regionali orobici,  soprattutto Alessandro Sorte (Forza Italia): «È un grande risultato della nostra Provincia, è stato l’assessore e vicepresidente  Giuliano Capetti insieme agli uffici tecnici di via Tasso a eliminare dal progetto alcune strade secondarie facendo scendere l’opera a 45miloni. Con i 25 del Cipe, i 5 della Regione, i 6 su Calolziocorte e i 9 alla variante di Cisano il cerchio ora è chiuso. Quindi  sottolineo il ruolo importante di Regione, della Provincia e del governo».

    «Aspettiamo la conferma». Entusiasta anche Roberto Bruni (Con Ambrosoli presidente): «È un’ottima notizia perché la Bergamo- Lecco era un buco nero della viabilità lombarda e in particolare della Bergamasca. In generale, il fatto che il governo  finanzi non solo le grandi opere, ma anche quelle che possiamo considerare medie o piccole, è un buon segno per far ripartire  l’economia e migliorare la rete infrastrutturale». Roberto Anelli, consigliere regionale della Lega Nord non si lascia andare a facili entusiasmi: «In casi come questi facciamo i San Tommaso: aspettiamo di vedere se veramente i finanziamenti arriveranno. E poi bisognerà vedere se basteranno. Ovviamente se fosse così è una buona cosa, perché è un tratto di strada che necessita di una  viabilità nuova».

    «Ora guardiamo alle ferrovie». Jacopo Scandella del Pd ha un giudizio positivo sull’intero operato del governo: «In un’estate in cui si critica Renzi, posso dire che non si è mai vista una tale quantità di riforme già avviate in soli sei mesi. Rispetto allo Sbocca Italia ci sono delle norme di semplificazioni interessanti per esempio per l’edilizia. Qualcosa comincia a muoversi, i risultati si vedono». «E sulla Lecco-Bergamo – prosegue Scandella – è una svolta importante, ma dalla Regione cerchiamo sempre di mettere qualche soldo in più sul trasporto ferroviario. Vorremo che anche per questo settore ci fosse un impegno maggiore ».

    (Elisa Riva)