• Rassegna stampa settimanale

    9 settembre 2014, L’Eco di Bergamo, pag. 15, articolo di Fabio Florindi 

     

    E Maroni fa lo scozzese: «Autonomia anche qui»

    Rilanciato il referendum per lo Statuto speciale. Le opposizioni: soldi sprecati in propaganda

     

    Sull’onda del referendum per l’indipendenza in Scozia, il governatore Roberto Maroni ha rilanciato il tema della consultazione popolare per una Lombardia a Statuto speciale. L’idea del referendum, che comunque sarebbe puramente consultivo e dunque non avrebbe il potere di trasformare automaticamente la Lombardia in una regione a Statuto speciale, era stata lanciata da Maroni e dalla Lega Nord nei mesi scorsi e il Consiglio regionale, prima della chiusura agostana, aveva anche approvato il finanziamento della consultazione con 30 milioni di euro. Adesso, però, per dare il definitivo via libera dovrà arrivare il sì del Consiglio regionale. In caso di vittoria dei sì, poi, il  Parlamento a Roma dovrà decidere se inserire la Lombardia nelle Regioni a statuto speciale, attraverso una modifica della Costituzione. Facendo il parallelo con la Scozia, ieri il governatore ha spiegato di non volere un referendum «per l’indipendenza ma per la Lombardia a Statuto speciale». E su questo tema la parola deve essere data «al popolo sovrano» perché «non bisogna avere paura di quello  che pensa la gente».

    Anche il presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo (Ncd), è intervenuto sull’argomento, proponendo una strada «parallela» a quella del referendum. Cattaneo, infatti, ha sottolineato come un articolo della legge di stabilità 2014 impegna il governo ad esprimersi entro 60 giorni dal ricevimento delle «proposte di autonomia differenziata». In passato, ha ricordato il presidente, «Regione Lombardia ha fatto due proposte sul tema» e dunque si potrebbe «fare una battaglia» affinché vengano discusse dal governo. Una strada che, secondo il  presidente dell’aula lombarda, «garantirebbe un risultato concreto in tempi più brevi», visto che in questo caso il governo deve esprimersi  entro due mesi, mentre per la preparazione del referendum per lo Statuto speciale, e per l’eventuale legge costituzionale di approvazione, ci vorrebbero almeno due anni.

    I consiglieri bergamaschi Nelle file della maggioranza, il vicecapogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Alessandro Sorte, ha  spiegato: «Onestamente penso che sarebbe stata più lungimirante una posizione in cui si chiedeva l’eliminazione dello statuto speciale alle Regioni che ce l’hanno». Certamente «Maroni punta in alto, va bene, noi siamo favorevoli al fatto che i soldi dei lombardi rimangano in Lombardia ». Però, aggiunge Sorte, «sappiamo bene che per una questione di equilibri sarà difficile raggiungere questo traguardo», mentre forse era più facile «riuscire a eliminare le Regioni a Statuto speciale che in alcuni casi, come la Sicilia, gravano sulle nostre tasche». Da parte sua, Angelo Capelli (Ncd) ha detto che si tratta di un’idea da «capire e approfondire ». Se si tratta di «porre l’attenzione per salvaguardare una realtà virtuosa come la Lombardia è positivo, anche se dal punto di vista tecnico ci sono molti aspetti da approfondire», come ad esempio quello della «costituzionalità» di un referendum di questo tipo. Per Lara Magoni (Lista Maroni) si tratta  dell’unica via per ottenere lo Statuto speciale per la Lombardia». L’ex campionessa di sci si dice a favore del referendum, anche perché  come gruppo Maroni presidente lo abbiamo sempre sostenuto». Convinto sì alla consultazione anche da parte della consigliera leghista Silvana
    Saita: «Essendo originaria della Sicilia so bene che se si potessero avere più risorse in Lombardia, sarebbe una bella cosa». Tuttavia, Saita  non si fa troppe illusioni: «Credo che a Roma metteranno i bastoni tra le ruote ma il referendum è stata la scelta giusta perché è la forma più alta di democrazia». Diversi i toni usati dalle opposizioni. Secondo Jacopo Scandella (Pd) «l’approvazione di questo referendum non dipende dalla Regione. Insomma si vuole solo fare propaganda e si buttano via 30 milioni di euro per il referendum». Stessa presa di  posizione da parte del Patto civico che, attraverso Roberto Bruni, sottolinea: «Ci sono due sentenze della Corte Costituzionale che hanno dichiarato incostituzionali referendum di questo tipo. La maggioranza lo sa, quindi è solo propaganda quella che stanno facendo». Infine Dario Violi, del Movimento 5 Stelle, ha annunciato che sul merito del referendum i grillini faranno «le loro valutazioni, però invece di pensare a migliorare la vita dei lombardi, facendo la legge sui trasporti e sul consumo di suolo ad esempio, si pensa a fare propaganda».


    10 settembre 2014, L’eco di Bergamo, pag. 44, articolo di Fabio Florindi 

    Scalo merci a Verdello, l’iter in Regione prosegue

    Alla Regione «è arrivato l’appello unanime del territorio bergamasco di realizzare quanto prima» l’ampliamento dello scalo merci a Verdello. A dirlo è stato il sottosegretario della giunta lombarda, Ugo Parolo (Lega Nord), rispondendo in Consiglio regionale a un’interrogazione del consigliere del Pd, Jacopo Scandella. L’accordo di programma per la realizzazione dell’infrastruttura è stato siglato, oltre che dalla Regione, anche da Provincia di Bergamo, Comune di Verdello, R.F.I., Confindustria Bergamo, e le società Cisaf srl e Lo.Tra.Fer srl. La prima segreteria tecnica, svoltasi lo scorso 30 luglio, ha stabilito le priorità che devono essere verificate. La prima riguarda le interferenze del progetto con il territorio del Comune di Levate, per cui va valutata la necessità di coinvolgere il Comune stesso nell’accordo di programma. Poi c’è la necessità di adeguamento dell’infrastruttura viaria di accesso allo scalo merci e, infine, la necessità di avviare procedure di esproprio per la presenza di proprietà private interessate dagli interventi.

    Crisi e posti di lavoro. Nella prossima segreteria tecnica, fissata per il 19 settembre 2014, Parolo ha annunciato che saranno raccolti gli esiti degli incontri tecnici fatti dagli enti e dai proponenti. L’esponente della giunta ha quindi sottolineato che la Regione «ha promosso l’accordo in risposta ad un’emergenza lavorativa che, oltre alla crisi economica, risulta ancor più cogente alla luce degli ultimi eventi (imminente dismissione dello scalo merci a Bergamo) con la conseguenza del rischio occupazionale che, nel caso specifico, interesserebbe circa 5.000 lavoratori». Per questo «Provincia di Bergamo, Confindustria Bergamo, sindacati e parlamentari del territorio di ogni schieramento politico, e da ultimo anche il sindaco del capoluogo orobico, hanno dato il loro sostegno al progetto di trasferimento  dello scalo merci».

    Un sito alternativo. Nell’interrogazione, Scandella chiedeva «una possibile ubicazione in un’area alternativa a quella individuata, in modo da  evitare ulteriore consumo di suolo». Parolo, però, ha risposto che «a differenza di altre strutture, aventi la possibilità di essere insediate anche in aree dismesse, gli scali merci devono avere un ubicazione pre-determinata», ossia, devono essere posti presso «stazioni con sganci ferroviari». Il consigliere Scandella ha spiegato che condivide la «necessità di arrivare a una soluzione della vicenda», tuttavia ha «ancora dei dubbi su quale sia il reale coinvolgimento dei Comuni interessati». Infine, l’esponente del Pd si augura che «le localizzazioni che non prevedono ulteriore consumo di suolo possano essere prese in considerazione». 


    12 settembre, L’Eco di Bergamo, pag. 34, articolo di Fabio Florindi 

    Comitato F9 in Regione: «Dite stop alla centrale a olio di Cavernago»

     

    Il Comitato F9 di Cavernago chiede «la decadenza dell’autorizzazione» e «la chiusura» della centrale Sdl Energia, funzionante a olio vegetale.
    È la richiesta del comitato espressa, ieri, in un’audizione nella commissione regionale Ambiente. E la vicepresidente della commissione, la bergamasca Lara Magoni (Lista Maroni), ha proposto un «un tavolo tecnico con i dirigenti della Provincia interessati e la società» per  risolvere la questione.

    Le criticità ambientali. A presentare la situazione è stato il presidente di F9, Adriano Carolo, che ha ricordato come Cavernago sia un comune di 2.500 abitanti con 7 chilometri quadrati di territorio, «sottoposto a un carico di criticità ambientale che ritenere pesante può apparire un eufemismo». Sul territorio infatti si trovano «una discarica, un impianto di produzione di catrame, una strada ex statale con traffico veicolare anche pesante, un allevamento intensivo di galline ovaiole, una centrale a biomasse legnose, due centrali che utilizzano gas di discarica, una centrale a biogas e la centrale Sdl Energia funzionante a olio vegetale e situata a cinque metri dalle case».

    Incidenti e  modifiche. Riguardo a quest’ultima centrale, Carolo ha spiegato che, «già durante la fase di richiesta dell’autorizzazione unica integrata, il procedimento è stato falsato dalla presentazione di documenti che presentavano il sito di localizzazione come circondato da terreni sgombri da abitazioni» che invece «erano preesistenti da tempo». Quando sono stati avviati i motori, poi, «si sono subito verificati una serie di incidenti giustificati di volta in volta con motivazioni paradossali». Sollecitati dal comitato, nell’arco di tre anni, i  funzionari provinciali «hanno convocato ben quattro conferenze dei servizi per apportare modifiche all’impianto» che «ogni volta si sono rivelate errate o necessarie di ulteriori modifiche». Il comitato ritiene che la centrale Sdl Energia «manchi dei requisiti tecnici e normativi per considerarla inserita tra gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili con la conseguenza che non possa avvalersi degli incentivi pubblici». Il presidente Carolo ha comunque precisato che non si vuole «contrastare l’impresa in sé, ma la localizzazione che contrasta con la sicurezza e la tutela della salute dei cittadini». Giuseppe Togni, sindaco di Cavernago nonché rappresentante legale del comitato, ha chiesto alla Regione «di porre attenzione sulla normativa perché una centrale non crea grossi problemi, ma se ne vengono realizzate cinque in 7 chilometri è evidente che si crea un forte impatto ambientale». Il consigliere Pd, Jacopo Scandella, ha invitato la Regione a prendere in considerazione «il concetto di area vasta» perché su «determinati tipi di autorizzazioni o di edificazioni le ricadute non sono solo sul Comune che le ospita». Infine Dario Violi (Movimento 5 Stelle) ha suggerito che Palazzo Lombardia «si riprenda le deleghe ambientali concesse alle Province» se queste si dimostrano incapaci di gestirle.


    13 settembre 2014, Corriere della Sera – Bergamo, pag. 6, articolo di Anna Gandolfi 

    Alleati variabili In Val Seriana Pd e Ncd scalzano l’asse verdeazzurro

     

    Forza Italia con il Pd, il Pd con Ncd, Ncd contro la Lega, la Lega con il Pd e Ncd, gli ex del Pdl con i lumbard, gli ex lumbard con i forzisti. Per chi è abituato a orientarsi con le categorie di centrodestra e centrosinistra, magari con la variabile di un centro fantasista, son tempi duri. La politica bergamasca (ma non solo) è in fibrillazione, con una scossa che parte da Treviglio e dalla Valle Seriana. Aree che le segreterie dei partiti di casa nostra conoscono bene come turbolente. O come laboratori di sperimentazione. In Valle la Comunità montana sceglie martedì i nuovi organi direttivi: il presidente uscente Eli Pedretti, sindaco di Valgoglio, uomo di centrodestra vicino a Forza Italia, si ripresenta, appoggiato da azzurri e leghisti che storicamente da queste parti hanno le loro roccaforti. Ma Pedretti ha un avversario che sulla carta ha già vinto perché a sostegno della sua corsa c’è la maggioranza di firme dei sindaci: è Alberto Bigoni, primo cittadino di Ardesio, vicinissimo al consigliere regionale Jacopo Scandella, che porterà il Pd al governo del più popoloso ente montano orobico, con 140 mila abitanti. Il Pd, ma non solo. Perché è stata varata l’alleanza con Ncd, riproposizione di uno schema governativo (nel senso romano) che sul territorio non aveva attecchito. Almeno fino a ora. Bigoni precisa: «Non mi interessano le distinzioni partitiche, per me conta la rappresentanza territoriale». Forte dell’onda del Pd che tra i seriani ha in Scandella un suo riferimento (anche nella linea spesso critica rispetto alla segreteria) e di un consenso personale, Bigoni ha ora dalla sua anche Angelo Capelli, ex sindaco di Ponte Nossa, coordinatore di Ndc, che qui, tra Vertova, Songavazzo, Rovetta, conta molti fedelissimi. L’alleanza scalza Forza Italia e Lega, con i lumbard a registrare la defezione di Paolo Olini, sindaco di un Comune chiave, Clusone, che ha firmato per Bigoni. Dalla Valle a Treviglio: il sindaco Beppe Pezzoni, ex pdl, ha suscitato le ire di Forza Italia per essersi lanciato nella corsa per la presidenza della Provincia. Gli azzurri avrebbero preferito un altro candidato, l’ex leghista Fabio Terzi, anzi, hanno detto i maliziosi, nessun candidato. Perché? In base a un’intesa con il Pd maturata in occasione della scelta dei vertici della società Uniacque, che aveva visto invece i leghisti finire all’opposizione. Saltano dunque le vecchie categorie, non è dato di sapere se i cittadini seguiranno il valzer o lasceranno soli i partiti.