• Rassegna stampa settimanale

    29 settembre 2014, L’Eco di Bergamo, pag. 26, articolo di Franco Irranca 

    Fusioni tra Comuni: politici e amministratori si confrontano sul futuro

    La fusione di Comuni è stata al centro del convegno organizzato dall’amministrazione comunale di Fiorano al Serio alle scuole elementari. Sono intervenuti rappresentanti della Regione (gli assessori Massimo Garavaglia e Claudia Terzi), parlamentari bergamaschi (Nunziante Consiglio- Lega Nord e Marco Pagnoncelli- Forza Italia), consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali. Sul tema si sono subito manifestati due schieramenti: contrari, sia pure con sfumature, la Lega Nord e FI, favorevole con motivazioni diverse, il Pd mentre cautela hanno manifestato altri amministratori come il sindaco di Fiorano al Serio, Clara Poli, promotrice dell’iniziativa, che ha dichiarato che ogni decisione in merito va presa dopo aver consultato i cittadini e che, comunque, si attendeva indicazioni utili dal convegno.
    L’intervento più atteso era quello di Garavaglia, assessore regionale all’Economia, crescita e semplificazione che, affiancato dai tecnici Alberto Ribolla e Mario Giammarusti, ha affrontato con taglio critico alcuni temi: la manovra economica del governo (patto di stabilità) e gli ulteriori tagli agli enti locali (3%) che rischiano di mandare in disavanzo molti Comuni se non ci sarà un ripensamento, la legge Del Rio che ha svuotato le Province e la fusione dei Comuni che, sotto il profilo economico – a suo giudizio- non porta a risparmi ma, anzi, a spese maggiori. In proposito il sindaco Poli è intervenuta per ricordare l’esistenza, in Valle Seriana, della Comunità montana e proporre che l’ente venga utilizzato nel ruolo che si vorrebbe assegnare al Comune unico. Sul patto di stabilità territoriale 2014 ha riferito il funzionario regionale Ribolla sottolineandone la funzione di aiuto concreto a sostegno degli investimenti degli enti locali lombardi mentre Giammarusti ha fornito precisazioni di natura legislativa in ordine alle fusioni.

    Sulla fusione di comuni sono intervenuti anche Jacopo Scandella, consigliere regionale, che ha rimarcato che situazioni diverse richiedono soluzioni diverse citando il caso dei piccoli Comuni della Val Brembana e delle frazioni Fiorine di Clusone e San Lorenzo di Rovetta. Si è chiesto, inoltre, se l’unione sia l’unica soluzione per realizzare delle economie, proponendo di sottoporre i progetti di unioni all’esame di organismi competenti (Ancitel) Roberto Anelli, ex sindaco di Alzano, ha portato l’esperienza di Nese, unificata al capoluogo un secolo fa ma che si è sempre considerata una entità distinta, mettendo sull’avviso che il risparmio economico porta ad una diminuzione dei servizi. Il consigliere regionale Mario Barboni ha citato l’esempio della Francia dove Comuni si sono associati per gestire i servizi mantenendo in vita i Municipi; l’assessore regionale Claudia Terzi nelle unioni vede un’associazione di funzioni come già in alcune realtà è avvenuto per determinati comparti e sostiene che le piccole realtà devono fare «massa critica» per contare di più; l’onorevole Marco Pagnoncelli vede nella associazione dei servizi una strada da percorrere autonomamente e non con interventi calati dall’alto; l’onorevole Nunziante Consiglio ha dichiarato di non aver mai pensato che il suo Comune (Cazzano Sant’Andrea, di cui è stato sindaco per due mandati) potesse essere fuso con un altro e che la fusione non comporta automaticamente riduzione di personale, auspicando che la legge in materia venga aggiornata.

    Tra gli interventi del pubblico da segnalare quello di Riccardo Cagnoni, ex sindaco di Vertova, delegato dal suo Comune a portare avanti il discorso della fusione: a suo giudizio la fusione dei Comuni – favorita, tra l’altro, dallo Stato – non annulla le identità storiche e ha proposto la creazione di una commissione che valuti le situazioni dei singoli casi al di là dei colori politici.


    2 ottobre 2014, L’Eco di Bergamo, pag. 16, articolo di Carmen Tancredi 

    Ticket azzerati? Il Pd: «È un flop, si paga di più»

    Il gruppo regionale sfodera i dati Federfarma «In 5 mesi 147 mila euro in più rispetto al 2013»

    Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni ha dichiarato la sua battaglia ai ticket: abolizione totale, con un primo intervento entro il 2015. E già nel corso di quest’anno la Regione Lombardia aveva adottato, da aprile, il provvedimento per eliminare la «gabella» sui farmaci ai lombardi sopra i 65 anni e appartenenti alle fasce di reddito più basse. Ma il Pd, gruppo consiliare in Regione, segnala in un comunicato stampa che «è un flop il taglio dei ticket regionali sui farmaci: i lombardi versano più di prima». E, nel dettaglio, le cifre che riguardano il territorio orobico indicano che « in 5 mesi i bergamaschi hanno pagato 147 mila euro in più rispetto al 2013». I calcoli del Pd si basano sui dati di Federfarma Lombardia. Il monitoraggio di Federfarma sulla spesa farmaceutica convenzionata con il Servizio sanitario nazionale in Lombardia si basa su un confronto di varie voci tra 2013 e 2014: spesa lorda sui farmaci per Asl di appartenenza (nella spesa lorda, intesa comprensiva di ticket, sono raggruppati farmaci griffati, generici, galenica e ossigeno); importo del ticket; spesa netta, quindi senza l’importo del ticket; numero di ricette.

    Meno spesa, più ticket. Per dirla in modo semplice, guardando le cifre di Federfarma: per esempio nel confronto tra agosto 2014 e e agosto 2013 in tutta la regione la spesa lorda è scesa del 3,38%, il numero delle ricette è sceso del 2,13%, ma nel contempo l’importo dei ticket è cresciuto del 2,5%. Se la spesa cala (anche tenendo conto del fatto che possono essere aumentati gli acquisti di farmaci generici rispetto al 2013), e il numero delle ricette resta più o meno lo stesso, ma cresce l’importo dei ticket, sembrerebbe chiaro che per i lombardi non esenti la quota di contribuzione al servizio sanitario nazionale in un anno per i farmaci ha comportato un esborso più elevato. E l’andamento è identico anche se si va nel dettaglio delle province: per esempio, ad agosto nell’Asl di Bergamo la spesa è scesa del 3,07% ma l’importo del ticket è salito dell’1,69%.

    L’affondo del Pd. «La prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop – scrivono nel comunicato i consiglieri bergamaschi Pd Mario Barboni e Jacopo Scandella – . Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800 mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”,con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200 mila euro a carico dei contribuenti. Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over 65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18 mila euro». Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, continuano i consiglieri Pd «per la Regione si è trattato di un’operazione a costo zero, anzi, con un relativo guadagno economico. In cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi del 2013 (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, i bergamaschi hanno pagato in ticket sui farmaci 147 mila euro in più. E la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Lombardia deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici». Peraltro, aggiungono i consiglieri Pd, il flop del taglio di ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa riguarda il numero dei beneficiari: «Gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è quindi improbabile che quasi la metà (800mila dichiarati dalla Giunta) sia nella fascia di reddito compresa tra 11 e 18mila euro». Barboni e Scandella evidenziano che il Pd regionale da tempo sostiene che bisogna esentare da tutti i ticket sanitari chi ha un reddito fino a 30 mila euro. «Le risorse già ci sono – sostengono–. La Giunta ha preferito
    fare questa limatura sull’esenzione per gli anziani del solo ticket farmaceutico, ma alla luce dei dati è evidente che la misura è poco più di uno spot. Aveva promesso un taglio per 40 milioni ma ha fatto male i conti e quei soldi sono ancora in cassa, anzi, ce n’è anche di più. Quindi è ora di tagliare veramente, non solo i ticket farmaceutici ma soprattutto il superticket su visite ed esami, nel segno dell’equità».