• Rassegna stampa settimanale

    12 ottobre 2014, L’Eco di Bergamo, pag. 41, articolo di Giovanni Ghisalberti

     

    Punto nascita: il no alla chiusura un fuoco di paglia

     

    San Giovanni Bianco, ribadita la contrarietà. Il sindaco: «Ospedale in declino e abbandonato».E l’incontro finisce con brindisi e pane e salame

     

    Il no, da parte di maggioranza dei sindaci e della Comunità montana, alla chiusura del punto nascita all’ospedale di San Giovanni Bianco, è stato ribadito, come era naturale. Ma la protesta forte, auspicata da qualcuno e forse dai cittadini che in oltre 700 hanno firmato una petizione, non c’è stata. Alla fine il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Treviglio Cesare Ercole ha incassato anche gli applausi di parte dell’assemblea e il convegno di ieri mattina sul futuro dell’ospedale, organizzato dalla Comunità montana Valle Brembana, si è concluso a brindisi e pane e salame. L’impressione, insomma, è che, almeno tra gli amministratori, non vi sia stata unanimità d’intenti, compattezza e una forte presa di posizione (in qualche caso forse per opportunità politica, come è stato detto), tali da giustificare anche un solo minimo ripensamento da parte di Regione Lombardia.

    Chiusura inevitabile. Il punto nascita, quindi, chiuderà, come confermato giovedì pomeriggio dall’assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani (ieri assente, come pure il presidente della Comunità montana Alberto Mazzoleni e il direttore dell’ospedale di San Giovanni Bianco Stefano Zenoni). La protesta vallare, almeno per ora, si è risolta in un fuoco di paglia. Ieri, al convegno, sono intervenuti (oltre a una ventina di amministratori locali su 37 Comuni) anche il direttore generale dell’Asl di Bergamo Mara Azzi e i consiglieri regionali Angelo Capelli (Ncd), vicepresidente della commissione Sanità, Jacopo Scandella e Mario Barboni del Pd, coordinati dall’assessore ai Servizi
    sociali e presidente dell’assemblea dei sindaci vallari Patrizio Musitelli. «L’ospedale si sente abbandonato e in declino – ha detto il sindaco di San Giovanni Bianco Marco Milesi –. L’errore non è delle mamme che scelgono altri ospedali, ma dei mancati investimenti». Il direttore Ercole ha invece snocciolato delibere e fondi stanziati in questi anni a favore della struttura, ricordando la difficoltà di reperire i medici disposti a venire in Val Brembana («Guadagnano solo 2.700 euro al mese»). Azzi ha ricordato le criticità vallari («il più alto indice di vecchiaia e il più basso tasso di natalità»), affermando, in conclusione, che neppure potenziando il punto nascita e attendendo due anni si riuscirebbe a superare la quota di 500 parti imposti dalla normativa.

    «Promesse mai mantenute». La protesta più forte è arrivata dal sindaco di San Pellegrino Vittorio Milesi: «Da dieci anni le stesse promesse mai mantenute e la responsabilità è dell’Azienda ospedaliera che avrebbe avuto le risorse per potenziare l’ospedale e non l’ha fatto. Ora si potenzi e si tenga aperto per tre anni, poi ne riparliamo ». Il consigliere regionale Capelli ha ricordato come sia però «faticoso giustificare la non chiusura di un punto nascite di soli 160 parti, anche sotto il profilo delle responsabilità. La difesa va fatta in termini ragionevoli, diversamente si offrirà il fianco anche per togliere altri servizi che invece servono». Tra gli interventi anche quello del direttore generale dell’Asl di Milano Walter Locatelli, già sindaco di San Giovanni Bianco, anche lui contrario alla chiusura e che, poi, ha sottolineato: «Occorre che l’elicottero atterri sopra l’ospedale, come capita altrove. Diversamente, tra una decina d’anni, l’ospedale chiuderà».