• Scandella: sostegno allo studio «Troppe le famiglie escluse»

    Cattura

    Da l’Eco di Bergamo del 19 dicembre 2013, pagina 19:

    Il sistema regionale di sostegno allo studio ha scatenato una vera battaglia, martedì, davanti al Pirellone, mentre dentro si teneva il Consiglio regionale che è stato anche interrotto dalla protesta di un gruppo di studenti. La questione del buono e della dote
    scuola è stata comunque al centro di un ordine del giorno e di vari emendamenti al bilancio presentati dal Gruppo regionale del Pd. «In Italia il 50 per cento dei figli
    eredita la condizione di istruzione dei genitori: le condizioni di partenza, quindi, fanno ancora la differenza, e questo denota una scarsissima mobilità sociale nel nostro
    Paese – spiegano in proposito il bergamasco Jacopo Scandella e Fabio Pizzul, consigliere regionale del Pd, primo firmatario dell’ordine del giorno, e capogruppo in
    VII Commissione Istruzione –. L’obiettivo della Regione deve essere quello di investire nell’istruzione come strumento per esaltare le possibilità di ognuno e abbassare
    questa percentuale, aldilà delle occasioni di accesso alla cultura che può offrire la famiglia». Scandella e Pizzul chiariscono quali sono i due grossi problemi che impediscono che ciò accada, innanzitutto riguardo l’investimento nel sistema della dote: «Il buono scuola, riservato solo ai frequentanti le paritarie, è stato tagliato di circa il 10%, passando da 33 a 30 milioni di euro. La dote scuola, che viene fruita sia da chi
    va alle scuole paritarie che alle statali ed è uno strumento utile alle famiglie meno abbienti per l’acquisto libri, la mensa o il trasporto dei propri figli, è invece stata dimezzata, con una diminuzione da 10 a 5 milioni di euro». Il secondo punto è legato alle modalità per accedere a questi contributi: «Per dote scuola si fa riferimento all’Isee, che tiene conto di
    tutto, reddito, patrimonio; il buono scuola si calcola con l’Irf, l’indicatore reddituale familiare, che tiene conto solo del reddito».