• SICUREZZA SANITARIA PER LA RIPRESA ECONOMICA: PRIME PROPOSTE

    Premesso che

    1. la pandemia da Covid-19 si è propagata in tutto il mondo determinando un grave pericolo per la salute delle persone; in Lombardia si contano il 10% dei deceduti in tutto il Mondo con sintomi di Corona Virus accertati;
    2. dopo la scoperta del primo caso si è registrata una progressione pandemica dell’infezione e in 54 giorni si sono contati 61.000 pazienti positivi, con oltre 11.000 morti ufficiali, cifra peraltro largamente sottostimata;
    3. Regione Lombardia è intervenuta tardivamente e in maniera scoordinata, una gestione ampiamente criticata dalla comunità scientifica internazionale, che ha portato il virus proprio nei luoghi maggiormente frequentati dai più fragili, discostandosi da gestioni più efficaci da Regioni limitrofe;
    4. la risposta sanitaria regionale si è concentrata sul trattamento dei casi “critici”, un tracciamento insufficiente dei pazienti positivi che non necessitavano di ricovero, la sottovalutazione di nuovi focolai – come è accaduto in provincia di Bergamo – oltre alla mancata difesa delle strutture ed aree più fragili (Rsa, periferie popolari, anziani soli, ecc.);
    5. si è sottovalutata la necessità di creare livelli di difesa adeguati (isolamento degli ambienti, dotazione dei kit di difesa per il personale sanitario o para-sanitario, visite dei parenti) in particolare per il personale sanitario e ciò ha reso gli stessi ospedali luoghi a rischio se non focolai essi stessi;
    6. il numero di tamponi diagnostici che Regione Lombardia era ed è in grado di processare si è mostrato assolutamente insufficiente e anche su questo è mancato un piano di espansione della capacità diagnostica, senza prevedere la partecipazione dei laboratori privati sia attraverso l’adesione volontaria o prevedendo l’attivazione di forme autoritative per la messa a disposizione dell’attività a fronte dell’emergenza sanitaria conclamata;
    7. il rapporto tra numero dei tamponi effettuati, casi di positività e numero dei decessi evidenzia un andamento anomalo rispetto ad altre realtà nazionali ed internazionali;
    8. l’opacità dei dati messi a disposizione e focalizzati solo sull’evidenza ospedaliera, ha di fatto trascurato il numero dei decessi di ospiti nelle case di riposo, di cittadini lasciati soli nelle proprie abitazioni e di operatori sanitari e che hanno contratto il virus in percentuali altissime nello svolgere il proprio lavoro;

    Considerato inoltre che:

    1. La Lombardia, per garantire il suo ruolo di traino economico nazionale ed europeo, dovrà ripensare al suo sviluppo e coniugare in modo innovativo la sicurezza sanitaria dei cittadini, del territorio, del mondo del lavoro; le grandi Istituzioni Internazionali, dell’Unione Europea, il Governo hanno avviato iniziative per sostenere i consumi nella fase emergenziale e stanno attivando strumenti e mettendo a disposizione risorse per avviare la ripartenza;

    Il Consiglio impegna la Giunta

    A garantire immediatamente sicurezza sanitaria per la futura ripresa della produzione tramite:

    – un Piano di sanità territoriale che garantisca procedure finalizzate al controllo ed alla gestione dei rischi da contagio

    – un ambizioso nuovo Piano di Sviluppo economico che sappia sostenere il mondo produttivo lombardo, l’impresa e la tutela dei lavoratori;

    Per garantire la sicurezza sanitaria:

    1. L’assistenza e la cura dei pazienti nel territorio ha rappresentato – assieme alle Rsa – il buco nero della gestione in Lombardia della pandemia, è urgente nominare un Commissario che organizzi e strutturi il piano territoriale di Diagnosi, Cura e assistenza domiciliare coordinando ATS, Medici di medicina generale, Pediatri di libera scelta, Unità speciale di continuità assistenziale e servizi sociali dei Comuni al fine di arrivare ad una completa sorveglianza sanitaria su tutta la regione che gestisca la presa in carico territoriale dei cittadini. Gli obiettivi commissario dedicato sono i seguenti:

    1.1. Effettuare i tamponi rino-faringei su tutto il personale sanitario e assimilati a maggior rischio (personale di reparto, personale a diretto rapporto con i pazienti e tutto il personale di assistenza nelle RSA, operatori dei servizi di soccorso ed emergenza, compreso il personale ausiliario e i tecnici, medici medicina generale, pediatri libera scelta etc.); su tutti i casi di infezione respiratoria acuta, ricoverati nelle Rsa e altre strutture di lunga degenza, e su tutti i soggetti vulnerabili; garantire adeguata fornitura di Dispositivi di Protezione Individuale, oltre ad una corretta formazione sulla gestione dei rischi di infezioni da virus;

    1.2. Incrementare esponenzialmente e tempestivamente la capacità di processare i tamponi rino-faringei, identificando ulteriori laboratori universitari e, se necessario, mettere in atto tutte le prerogative, anche autoritative, affiche anche i laboratori privati idonei lavorino sui test;

    1.3. screening dei lavoratori, con test sierologici validati dall’Istituto Superiore di Sanità, partendo dalle categorie che svolgono servizi essenziali e testando, come obiettivo finale, tutta la popolazione lombarda, così da poter certificare lo status di “immunità da Covid-19” per coloro che hanno sviluppato gli anticorpi al virus;

    1.4. Mettere in rete una piattaforma informatica di telemedicina e dotare i medici di famiglia di tutte le dotazioni strumentali per svolgere la loro preziosa attività di diagnosi;

    1.5. Potenziare e rafforzare, anche con azioni straordinarie le Unità speciali per la continuità assistenziale (USCA), per una diffusione capillare delle cure, al fine di prevedere ogni 50 mila abitanti una USCA, come previsto dalla normativa nazionale;

    1.6. Sostegno sanitario per la corretta evoluzione comportamentali indotte da stress per l’emergenza.

    2. Piano regionale di sanificazione e riorganizzazione delle strutture;

    2.1. avviare un piano di sanificazione di tutti gli edifici adibiti a RSA;

    2.2. sanificazione di tutti nosocomi;

    2.3. l’individuazione di strutture sanitarie da dedicare espressamente alla cura dei casi di CoviD-19;

    3. Ripresa contestuale della erogazione delle attività sanitarie ordinarie;

    4. Revisione organica della LR 23/2015 che ha dimostrato tutta la sua debolezza nella fallimentare gestione di questa emergenza sanitaria e ha ulteriormente portato il sistema sanitario lombardo ad indebolire la sua capacità di rispondere al bisogno di salute dei lombardi e prevedendo meccanismi di nomina dei dirigenti apicali del Sistema Sanitario che garantiscano indipendenza dalla Giunta Regionale.

    5. Tempestivo avvio di indagini epidemiologiche per ricostruire su basi scientifiche l’andamento della pandemia, il suo impatto sulla popolazione e garantire una corretta e trasparente informazione.

    Per garantire la ripartenza economica:

    1. Un nuovo Piano Regionale di Sviluppo. Per immaginare questo nuovo Piano occorrono:

    1.1. una cabina di regia in ogni Provincia – che coinvolga Università, esperti nazionali ed internazionali, istituzionali locali, rappresentanze sociali e politiche – che valorizzi le necessità di ciascun territorio;

    1.2. un confronto costante e leale con i piani nazionali ed europei, prevedendo specifiche misure proprio per i territori lombardi maggiormente colpiti dall’emergenza come Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi; e per i settori produttivi; attività e categorie di lavoratori.

    2. Istituzione di un “Recovery Bond Regionale”: attivare una interlocuzione con il Governo per ottenere la possibilità di attivare “emissioni di titoli regionali” per costituire fondi da impiegare per finanziare le attività individuate dal Piano di ripartenza regionale;

    2.1. prevedere la riduzione dei tributi regionali o in subordine la sospensione dei termini di pagamento nel periodo di chiusura dell’attività;

    2.2. rivedere il ruolo e le funzioni di Finlombarda, da riconfigurare come pivot dei finanziamenti e garanzia per il Piano, per favorire le aggregazioni societarie anche tramite strumenti indiretti (fondi, confidi) per capitalizzare le piccole e medie imprese lombarde;

    2.3. Coinvolgere le Camere di Commercio lombarde in azioni coordinate per sostenere le imprese e le azioni del Piano.

    3. Riprogrammazione dei Fondi Europei per il finanziamento della ripartenza e dell’Economia della Transizione, con misure di sostegno straordinarie nei confronti di tutte le categorie economiche, della sostenibilità dei bilanci comunali e delle famiglie.

    Milano, 16 aprile 2020