• Sui cronici la Regione ha fallito: a Bergamo solo il 7,7% ha aderito alla presa in carico

    La presa in carico dei pazienti cronici, fortemente voluta dalla giunta regionale, è un grande fallimento. Dopo più di un anno dal coinvolgimento dei pazienti potenzialmente interessati sono 215.455 i “piani assistenziali individuali” (PAI) ad oggi sottoscritti: significa che solo il 7,1% dei 3 milioni cittadini a cui è stata inviata, a gennaio 2018, la lettera con cui la Regione li invitava ad aderire alla nuova forma di presa in carico da parte del sistema sanitario regionale, ha scelto questo nuovo percorso. È quanto si desume dai dati forniti oggi dall’assessore al Welfare Giulio Gallera in commissione sanità, aggiornati al 12 febbraio.

    In provincia di Bergamo i dati sono in linea con quelli regionali: i pazienti che hanno sottoscritto un PAI sono solo 24.647 su 320.604 cronici, pari al 7,7%.

    “La Regione sui cronici ha fallito e i numeri lo testimoniano, nonostante l’investimento di 231 milioni di euro – dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella -. Il nuovo percorso non piace ai medici nemmeno con le nuove regole con cui la giunta ha cercato di correre ai ripari, tanto che i numeri di adesione sono rimasti invariati da giugno dello scorso anno ad oggi. Ancora meno sono convinti i cittadini che evidentemente non ritengono di affidarsi a un solo gestore per la cura della propria patologia. La Lombardia sta perdendo tempo inseguendo una riforma sanitaria che dopo tre anni e mezzo non sta dando i risultati annunciati: nulla di fatto per la medicina territoriale, non ci sono ancora quei presidi ospedalieri territoriali dove i cittadini avrebbero dovuto ricevere cure primarie e specialistica ambulatoriale. I lombardi si devono accontentare di trovare il loro medico di base poche ore al giorno per cinque giorni la settimana e sono quindi spesso costretti a rivolgersi ai pronto soccorso o alla guardia medica. Intanto molte altre regioni che investono da tempo sulla medicina del territorio hanno luoghi distribuiti capillarmente dove i medici sono presenti sette giorni su sette per parecchie ore al giorno, ed è li dove anche i pazienti cronici trovano tutte le cure di cui hanno bisogno”.

    Milano, 20 febbraio 2019