• Tra Buono e Dote Scuola una disparità di trattamento che va sanata subito

    Il sistema regionale di sostegno allo studio ha scatenato una vera battaglia, stamani, davanti al Pirellone, mentre dentro si teneva il Consiglio regionale che è stato anche interrotto dalla protesta di un gruppo di studenti. Alcuni consiglieri del Pd sono usciti dal palazzo per incontrare una delegazione di studenti, ma una minoranza dei manifestanti ha preferito i disordini, impedendo a tutti di aprire un confronto sugli argomenti oggetto della protesta. La questione del buono e della dote scuola è comunque al centro di un ordine del giorno e di vari emendamenti al bilancio presentati dal Gruppo regionale del Partito democratico.

    “In Italia il 50 per cento dei figli eredita la condizione di istruzione dei genitori: le condizioni di partenza, quindi, fanno ancora la differenza, e questo denota una scarsissima mobilità sociale nel nostro Paese – spiegano in proposito Jacopo Scandella e Fabio Pizzul, consigliere regionale del Pd, primo firmatario dell’ordine del giorno, e capogruppo in VII Commissione Istruzione –. L’obiettivo della Regione deve essere quello di investire nell’istruzione come strumento per esaltare le possibilità di ognuno e abbassare questa percentuale, aldilà delle occasioni di accesso alla cultura che può offrire la famiglia”.

    Scandella e Pizzul chiariscono quali sono i due grossi problemi che impediscono che ciò accada, innanzitutto riguardo l’investimento nel sistema della dote: “Il buono scuola, riservato solo ai frequentanti le paritarie, è stato tagliato di circa il 10%, passando da 33 a 30 milioni di euro. Dote scuola, che viene fruita sia da chi va alle scuole paritarie che alle statali ed è uno strumento utile alle famiglie meno abbienti per l’acquisto libri, la mensa o il trasporto dei propri figli, è invece stata dimezzata, con una diminuzione da 10 a 5 milioni di euro. E anche se arrivasse un’integrazione statale per quest’ultima pari a quella dell’anno scorso, cioè 13 milioni di euro, arriveremmo a un totale di 18, poco più della metà del buono”.

    Il secondo, cruciale punto è legato alle modalità per accedere a questi contributi: “Per dote scuola si fa riferimento all’Isee, che tiene conto di tutto, reddito, patrimonio, e ha un limite di 15.458 (non sono euro, ma è un valore stabilito, ndr); buono scuola si calcola con l’Irf, l’indicatore reddituale familiare, che tiene conto solo del reddito e ha un valore di 30.000 – illustrano Pizzul e Scandella –. Nella pratica, succede che i beneficiari del buono scuola hanno una media di 804 euro a testa, mentre quelli di dote scuola di 142”.
    Il Pd chiede perciò che “vengano rivisti gli indicatori e che si riequilibrino le cifre da mettere a bilancio tra buono e dote scuola: questa disparità di trattamento va sanata, si tratta di una precisa scelta politica che denunciamo in ogni sede”.

    Discorso simile per quanto riguarda le borse di studio universitarie: “In totale si tratta di quasi 40 milioni di euro – fanno sapere ancora Scandella e Pizzul – di cui 30 milioni dalla tassa regionale per il diritto allo studio, pagata dagli studenti, 7,3 milioni come fondo integrativo statale e 1 milione di risorse proprie messe da Regione Lombardia. Praticamente gli studenti si pagano le borse di studio da soli – conclude il consigliere Pd –. Per questo chiediamo alla Giunta Maroni di aumentare la propria partecipazione al sostegno alle borse di studio universitarie e di sanare i casi di ‘idonei non beneficiari’, studenti in possesso dei criteri di reddito e merito per ottenere una borsa di studio, ma impossibilitati a riceverla per colpa dei tagli all’istruzione”.

    Milano, 16 dicembre 2013

  • Laura P.

    Vista la condizione in cui versa la scuola pubblica prevedere fondi pubblici per agevolare l’accesso a scuole paritarie mi sembra una contraddizione in termini, ancora più evidente se si considera che l’ammontare di questi fondi supera di gran lunga l’importo stanziato per agevolare gli studenti meno abbienti alla frequentazione di istituti pubblici..
    è come se un’impresa pubblica in crisi stanziasse fondi per agevolare l’attività di una impresa concorrente privata…ma se ne possono instuire le ragioni vista l’impronta dei principali istituti paritari!

    comunque, a parte la considerazione dettata dalla sorpresa che mi coglie ogni volta che apprendo di questi nonsensi (da profana non posso che stupirmi ogni volta!!), un grazie davvero sentito per questo lavoro di costante aggiornamento!!!

  • Jacopo Scandella

    Ciao Laura, innanzitutto grazie per il tuo messaggio. Mi unisco al tuo stupore, perché si tratta di una precisa scelta politica che si fa fatica a giustificare, a maggior ragione in un momento come questo di forte difficoltà, sia per la scuola pubblica (su cui si è tagliato a dismisura per anni) che per tante famiglie.
    Ancor più fastidiosa è la disparità di trattamento riguardo l’accesso ai contributi, con due modalità di calcolo della ricchezza molto diverse tra loro a seconda che il ragazzo provenga da una statale o da una paritaria. Abbiamo proposto due ordini del giorno e diversi emendamenti in merito, che purtroppo non sono stati accolti. Continueremo a proporre, e a raccontare.
    A presto!